Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

Concilio di Nicea, 1700 anni dopo: a Reggio Calabria si discute di memoria, teologia e futuro

Diciassette secoli ci separano dal primo grande concilio ecumenico, eppure l’eco di Nicea risuona ancora, ponendo interrogativi che scomodano la Chiesa e il pensiero contemporaneo. Proprio questo ponte tra passato remoto e futuro imminente ha animato il convegno di oggi pomeriggio “Il Concilio di Nicea: Tra Memoria e Prospettive”, svoltosi nell’Aula Magna del Seminario “Pio XI” di Reggio Calabria. L’evento ha segnato anche l’inaugurazione ufficiale dell’Anno Accademico 2025-2026 per l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Mons. V. Zoccali”, ed è stato un momento di riflessione sulla teologia e la storia per la comunità accademica e diocesana.

A presiedere l’incontro è stato monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova e moderatore per l’Issr, mentre Don Pietro Sergi, vicario episcopale per la cultura, ha moderato il flusso degli interventi. Il compito di sviscerare le complessità storiche, teologiche e pastorali del Concilio di Nicea è stato affidato a tre autorevoli voci, ciascuna portatrice di una prospettiva unica e complementare.

Guarda qui il servizio video

L’ISSR di Reggio Calabria: bilancio e prospettive per la formazione teologica

La professoressa Annarita Ferrato, direttrice dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Reggio Calabria, nel suo intervento, ha delineato la missione formativa dell’ISSR, in sintonia con le linee pastorali indicate dall’Arcivescovo Morrone per una «Chiesa in uscita». Ha sottolineato l’importanza della formazione permanente per laici e consacrati, finalizzata a «una loro più cosciente e attiva partecipazione ai compiti di evangelizzazione» e alla qualificazione degli insegnanti di religione. Ha comunicato i dati positivi sulle iscrizioni per il nuovo anno accademico, con oltre 25 nuovi studenti al percorso triennale, segno dell’attrattiva dell’offerta formativa che spazia dalla didattica mista al tutoraggio, fino a nuove discipline curriculari come la “Storia della Chiesa reggina” e la “Pedagogia dell’inclusione”. La Ferrato, inoltre, ha evidenziato il forte legame dell’Istituto con il territorio, attraverso numerose collaborazioni con enti ecclesiali, culturali e scolastici, ribadendo l’intento di «aprirsi sempre più, per un dialogo più proficuo con le diverse realtà accademiche». Concludendo, ha offerto un augurio alla comunità accademica citando Papa Leone XIV, ricordando come lo studio debba allargare gli orizzonti e formare «donne e uomini mai curvi su voi stessi ma sempre in piedi, capaci di portare nei luoghi dove andrete a vivere la gioia e la consolazione del Vangelo».

Inquadramento storico: approccio e metodo secondo la professoressa Cristina Simonelli

La professoressa Cristina Simonelli, docente di Antichità cristiana, Teologia patristica e Patrologia presso lo Studio teologico San Zeno di Verona, ha inaugurato i lavori con un intervento teso a immergere l’uditorio nel contesto storico e teologico del 325 d.C. Ha esordito sottolineando come l’approccio alla storia richieda pazienza e la consapevolezza delle inevitabili mediazioni interpretative, poiché «la storia non è una presa diretta, mai». Accostarsi a un evento come Nicea, ha spiegato, significa resistere alla tentazione di una celebrazione puramente apologetica; la storiografia agisce piuttosto come «una specie di stent… che impedisce che gli anniversari arrivino subito a un punto di gloria», svelando invece le pieghe, le tensioni interne, i tentativi falliti e le complesse dinamiche umane e politiche. Citando l’esempio di Rufino di Aquileia, che scrisse la sua storia ecclesiastica «per la durezza dei tempi», la professoressa ha invitato a vivere la memoria storica come «un percorso di pace» capace di illuminare le crisi del presente.

Le questioni sul tavolo: dalla Pasqua alla teologia nicena

Simonelli ha poi ricordato l’importanza di passare da una visione puntuale dell’evento niceno a una comprensione del lungo e travagliato processo che ne è seguito, toccando le questioni cruciali discusse nel 325: non solo la celebre controversia ariana sulla divinità del Figlio, ma anche la spinosa questione della data della Pasqua e l’elaborazione di canoni disciplinari riguardanti la vita del clero e la riconciliazione ecclesiale. A proposito della Pasqua, ha evocato l’antica saggezza dimostrata nel II secolo da Policarpo e Aniceto, i quali, pur mantenendo prassi diverse, seppero riconoscere che «la diversità della prassi confermò l’unità della fede», una lezione quanto mai attuale per il cammino ecumenico.

Il tavolo dei relatori, da sinistra: Sergi, Lorizio, Morrone, Simonelli (in piedi) e Ferrato

L’attualità della teologia nicena: provvisorietà, sviluppo e linguaggio secondo Lorizio

Successivamente, la riflessione si è spostata sull’eredità e la rilevanza odierna di Nicea, grazie al contributo del professore Giuseppe Lorizio, docente emerito di Teologia Fondamentale alla Pontificia università lateranense. Il teologo, con il suo approccio speculativo, ha subito posto domande stimolanti sulla peculiare coincidenza temporale tra l’anniversario di Nicea e l’odierno Giubileo, avvertendo del rischio che quest’ultimo possa involontariamente oscurare la prima: «Come le mettiamo insieme queste due cose? Il Giubileo rischia di oscurare Nicea». Ha richiamato l’importanza vitale di ancorare ogni esperienza ecclesiale, inclusa quella giubilare, alla professione di fede cristologica, fondamento irrinunciabile per non correre il pericolo che, nell’essere cattolici, «ci dimentichiamo di essere cristiani». Ha poi sottolineato la necessaria «provvisorietà di Nicea», intesa come tappa fondamentale inserita nel quadro più ampio dello «sviluppo della dottrina cristiana», concetto caro a John Henry Newman.

Lorizio, inoltre, ha suggerito che l’arianesimo, interpretato non banalmente ma come un persistente «razionalismo teologico» e tentazione di semplificare la complessità del mistero divino, «costituisca una tentazione costante» anche per la mentalità contemporanea, in un contesto culturale dove spesso «ciò che latita nell’oggi del cristianesimo… è la presenza del pensiero, del pensiero che ragiona». Ha infine messo in luce la sfida perenne di trovare un linguaggio adeguato per esprimere la fede, un linguaggio che, sull’esempio del Concilio di Nicea, sappia inculturarsi e dialogare criticamente con il pensiero del proprio tempo, senza timore di utilizzare categorie filosofiche ma con la consapevolezza dei loro limiti, riconoscendo ad esempio che il termine cruciale ousia andrebbe forse meglio compreso nel suo significato originario di «essenza e natura, non per sostanza», per evitare fraintendimenti successivi come quelli denunciati da Gioacchino da Fiore.

L’eredità di Nicea: pensiero umano e fede cristiana nelle conclusioni di Morrone

Le conclusioni dell’intenso pomeriggio sono state affidate a Mons. Fortunato Morrone. Raccogliendo con sensibilità gli stimoli offerti dai relatori, l’Arcivescovo ha voluto ricordare l’eredità feconda del pensiero patristico, menzionando in particolare il contributo dei Padri Cappadoci nel «pensare le relazioni partendo precisamente dal mistero trinitario», un lascito fondamentale non solo per la teologia ma anche per lo sviluppo del personalismo cristiano nella cultura occidentale. Ha inoltre citato Antonio Rosmini, definito uno «speculativo che probabilmente da questo punto di vista supera Newman per alcuni versi», come esempio di pensatore ancora «tutto da scoprire». Richiamando un’immagine del filosofo Edgar Morin sul «deserto di oggi del pensare», Mons. Morrone ha ribadito con forza l’urgenza di non disertare l’impegno del pensiero rigoroso all’interno della fede: «non c’è pensare nella fede… se non attingiamo a quel pensiero umano che in qualche modo precede il pensare nella fede, perché sono i logoi spermatikoi, perché tutti comunque convergono in Cristo Gesù». Con un augurio finale rivolto a docenti e studenti, ha poi dichiarato ufficialmente aperto l’Anno Accademico dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose.

Oltre l’Anniversario: Il Futuro della Teologia dopo Nicea a Reggio Calabria

Il pomeriggio di studio e riflessione svoltosi a Reggio Calabria ha dimostrato che rileggere il Concilio di Nicea a diciassette secoli di distanza è un invito a confrontarsi ancora oggi con le domande fondamentali della fede cristiana, a riconoscere le sfide permanenti poste dal linguaggio teologico nel suo tentativo di “dire” il mistero, e a riscoprire la complessità feconda e talvolta scomoda della tradizione, in un dialogo continuo e vitale tra memoria grata del passato e coraggiosa, pensosa apertura al futuro. Un anniversario vissuto, dunque, come un autentico rilancio per il pensiero, la testimonianza e la vita concreta della Chiesa nel mondo contemporaneo.

L’articolo Concilio di Nicea, 1700 anni dopo: a Reggio Calabria si discute di memoria, teologia e futuro proviene da Avvenire di Calabria.