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Chiusura del Giubileo a Reggio Calabria, l’arcivescovo Fortunato Morrone: «La Porta Santa apre alla missione»

La Basilica Cattedrale di Reggio Calabria si è trasformata oggi pomeriggio in un crocevia spirituale che ha scandito gli ultimi istanti di un anno straordinario: mentre la luce calda del tramonto d’inverno filtrava tra le navate del Duomo, il rito di chiusura del Giubileo Ordinario 2025 ha preso forma. L’atmosfera, densa di attesa e gratitudine, ha unito il sapore della festa domestica, dedicata alla Santa Famiglia, e la solennità di un cammino spirituale che per dodici mesi ha visto i fedeli reggini e bovesi farsi pellegrini di speranza tra le strade della propria terra ed anche tra le basiliche di Roma.

La processione delle lampade: una mappa vivente della fede

Il sipario sulla celebrazione si è alzato con un gesto simbolico: dieci minuti prima dell’inizio della messa, undici giovani, in rappresentanza delle altrettante zone pastorali della diocesi, hanno attraversato la navata centrale reggendo altrettante lampade accese, una marcia silenziosa e luminosa che ha idealmente portato all’altare ogni parrocchia, ogni periferia e ogni area interna della comunità diocesana, trasformando lo spazio sacro in una mappa vivente della fede della Chiesa reggina. Subito dopo, la processione introitale ha esplicitato il tema scelto per questa giornata, ossia quel legame indissolubile tra giovani, famiglia e Chiesa, mostrando una comunità multigenerazionale che ha scortato il diacono con l’Evangelario, quasi a voler significare che la Parola di Dio cammina e abita concretamente nelle case dei fedeli.

I rappresentanti delle zone pastorali con le lampade in mano

L’omelia di Morrone: «Costruttori di pace contro la guerra»

L’arcivescovo monsignor Fortunato Morrone, presiedendo la concelebrazione, ha tessuto con le sue parole un filo rosso tra le sfide che attendono la comunità diocesana e la grazia ricevuta durante l’anno giubilare.

Nella sua omelia, il presule ha ricordato che l’anno santo è stato «un’occasione di grazia e un appello forte alla conversione e alla riconciliazione per camminare insieme come Chiesa e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, sulle vie della giustizia e della pace, come pellegrini seguendo Gesù, la Speranza che non delude». Ha marcato il richiamo ai conflitti che insanguinano il pianeta, definendo il Giubileo come un segnale alternativo alla «disumana e diabolica guerra che porta sempre e comunque morte e distruzione tra i popoli e gli inermi».

Durante l’omelia dell’arcivescovo Fortunato Morrone

Proseguendo nella riflessione, l’Arcivescovo ha collegato il segno delle undici lampade agli impegni concreti che la Chiesa di Reggio Calabria – Bova ha già assunto in occasione dell’apertura dell’anno giubilare e che intende onorare anche dopo la chiusura dell’Anno Santo.

Le luci portate dai rappresentanti delle zone pastorali sono state descritte come «gli undici impegni indicati da papa Francesco nella bolla di indizione dell’Anno Santo per rendere fruttuoso il giubileo e che la nostra Chiesa ha assunto affinché i molteplici segni di speranza testimonino la presenza di Dio nel mondo». Monsignor Morrone ha inoltre sottolineato la continuità magisteriale, citando l’eredità di Papa Francesco e l’impulso pastorale di Papa Leone XIV, invitando l’assemblea a passare da una visione ristretta della famiglia di sangue a quella più ampia della famiglia di Dio, capace di condividere il pane con chi è privo di dignità e diritti.

I segni della carità all’altare

Il momento dell’offertorio ha tradotto queste parole in segni visibili: accanto al pane e al vino, portati dalla direttrice della Caritas e da un referente del Consiglio pastorale diocesano, è apparso un cesto per i bambini bisognosi, consegnato da una famiglia affidataria, segno tangibile di una carità che si fa accoglienza quotidiana.

Anche il dono floreale di una coppia di fidanzati ha aggiunto una nota di freschezza, indicando nel futuro delle nuove unioni la linfa vitale della comunità.

Dopo la comunione, le note del Te Deum hanno riempito ogni angolo della Cattedrale, elevando un corale ringraziamento per i frutti spirituali raccolti e per l’indulgenza sperimentata attraverso i sacramenti e le opere di misericordia.

Il momento dell’offertorio: una famiglia affidataria porta un cesto di viveri, dietro una coppia di fidanzati con dei fiori

Il mandato missionario: il Giubileo nel quotidiano

Il culmine della serata è stato raggiunto con il mandato missionario. L’Arcivescovo ha consegnato ai portatori delle lampade, ora affiancati da altri collaboratori, il compito di riportare quella luce nelle rispettive zone pastorali: un vero e proprio invio. Ai fedeli è stato distribuito un mandato cartaceo, ricco di immagini dei momenti giubilari vissuti a Roma e di spunti meditativi, per ricordare che ogni cristiano è chiamato a essere «sempre pronto a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi».

Nelle parole conclusive dell’Arcivescovo risiede il senso di quanto condiviso in Cattedrale, ossia la consapevolezza che la missione ecclesiale prosegue con rinnovato vigore, poiché «la porta giubilare oggi non chiude, ma rilancia per portare a tutti il Vangelo della speranza». La comunità è uscita dal Duomo con la consapevolezza che, sebbene le celebrazioni giubilari si siano concluse, il Giubileo continua, tra le pieghe del quotidiano, dove quella speranza celebrata deve farsi carne, servizio e testimonianza credibile per il mondo intero.

L’articolo Chiusura del Giubileo a Reggio Calabria, l’arcivescovo Fortunato Morrone: «La Porta Santa apre alla missione» proviene da Avvenire di Calabria.