Un momento di profonda commozione e di recupero delle radici identitarie ha animato la comunità di Diminniti, borgo collinare della periferia nord di Reggio Calabria, dove istituzioni civili e religiose si sono ritrovate per onorare la memoria di uno dei suoi figli più illustri. Nel bicentenario della sua scomparsa, la figura di monsignor Alessandro Tommasini è stata posta al centro di una celebrazione che va oltre la semplice toponomastica: l’intitolazione della piazza centrale non è solo un atto dovuto, ma il riconoscimento di un percorso umano e pastorale che ha segnato profondamente la storia del territorio reggino tra il XVIII e il XIX secolo. Vescovo di Oppido Mamertina prima e Arcivescovo di Reggio Calabria poi, Tommasini fu un instancabile costruttore, capace di guidare la rinascita materiale e spirituale delle popolazioni devastate dal terribile terremoto del 1783, lasciando un’eredità fatta di opere concrete, di autonomia amministrativa e di attenzione verso gli ultimi che ancora oggi interroga le coscienze.
Una cerimonia partecipata
Intitolata questo pomeriggio a Diminniti la piazza centrale a monsignor Alessandro Tommasini, in occasione del bicentenario della morte del presule che fu vescovo di Oppido Mamertina e arcivescovo di Reggio Calabria, protagonista nella ricostruzione delle comunità colpite dal terremoto del 1783. La consueta scopertura della targa si è svolta alla presenza di alcuni discendenti della famiglia Tommasini, giunti da Crotone; di una delegazione proveniente da Oppido Mamertina composta da don Letterio Festa, direttore dell’Archivio diocesano; don Benedetto Rustico, vicario episcopale e parroco di Tresilico; don Giuseppe Papalia, parroco della Cattedrale; dal dottore Lando, in rappresentanza del Comune con delega assessorile; nonché dall’associazione “Amici della Cattedrale”, impegnata nella gestione e nella cura del culto della Cattedrale; dell’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova Monsignor Fortunato Morrone; dell’architetto Renato Laganà – Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali; del sindaco facente funzioni del Comune, Domenico Battaglia e del sindaco facente funzioni della Città Metropolitana, Carmelo Versace.
Il valore della memoria
«Intitolare una piazza a monsignor Tommasini – ha detto Versace – significa restituire spazio pubblico alla memoria collettiva e riaffermare il valore della nostra storia locale». Per questo rievocare la figura di Tommasini a duecento anni dalla sua scomparsa, per Versace «non è solo un atto di gratitudine, ma un messaggio alle nuove generazioni». «Un esempio – ha sottolineato – che le istituzioni hanno il dovere di commemorare e, soprattutto, di attualizzare nelle proprie azioni quotidiane». Nel suo intervento il sindaco facente funzioni Domenico Battaglia ha sottolineato come la memoria di Alessandro Tommasini rappresenti un patrimonio vivo per la comunità, capace di parlare al presente e di orientare il futuro dei territori. È stato evidenziato il valore simbolico dell’intitolazione; intesa non solo come riconoscimento storico ma come strumento di coesione, di responsabilità istituzionale e di attenzione verso le nuove generazioni, chiamate a raccogliere e rinnovare l’eredità culturale e civile del passato.
La fede nella storia
L’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova ha richiamato il significato autentico della memoria, distinguendola dal semplice ricordo e indicandola come forza generativa capace di produrre futuro. Nel suo intervento è stata sottolineata la figura di Tommasini come esempio di fede incarnata nella storia; capace di incidere nella società, nella cultura e nella configurazione identitaria delle comunità, soprattutto nei momenti di crisi e di ricostruzione. Un richiamo forte alla necessità di rendere la memoria operante, creativa e responsabile, affinché non resti confinata alla celebrazione ma diventi impegno concreto nel presente.
Le origini e la formazione
Una figura quella di monsignor Alessandro Tommassini cui il territorio deve davvero tanto. Fu Vescovo di Oppido Mamertina dal 1792 al 1818 e Arcivescovo di Reggio Calabria dal 1818 al 1826. Quest’anno ricorre il bicentenario e diverse sono le attività in programma nei due comuni per ricordare questa figura. Nato proprio il 9 febbraio 1756 a Diminniti, allora Comune di Sambatello poi incluso dal 1927 nel territorio comunale della Grande Reggio, ricorda lo storico Renato Laganà – entrò giovanissimo in Seminario e all’età di ventidue anni, dopo l’ordinazione a diacono, monsignor Diego Genoese, già canonico del Capitolo della Cattedrale reggina, vescovo di Squillace dall’anno 1763, lo chiamò come segretario e gli affidò l’insegnamento della filosofia nel Seminario di quella diocesi. Dopo la morte di monsignor Genoese, l’arcivescovo di Reggio Alberto Maria Capobianco, lo ordinò sacerdote, dopo aver ottenuta la dispensa pontificia per l’età, e lo volle come suo segretario particolare.
La ricostruzione post-sismica
L’inizio di un lungo cammino che nel 1781 lo vedo parroco di San Gregorio Magno (antica parrocchia di San Nicola dei Bianchi) la cui sede fu la prima ad essere restaurata dopo il terremoto del 5 febbraio 1783 che devastò la città di Reggio. Essa confluì poi, nel 1787, nella nuova sede parrocchiale di Maria Santissima Assunta in Cielo presso la cattedrale, e don Alessandro, nominato canonico, ne fu il primo prevosto. Nel 1786, ricorda ancora lo storico Laganà – venne chiamato come titolare della cattedra di Teologia Morale e Dommatica nella Scuola Pubblica, istituita dall’arcivescovo Capobianco presso l’Episcopio.
Fu molto attivo nell’opera di ricostruzione della città, dopo i danni del terremoto del 5 febbraio 1783, e fu nominato membro della Giunta di Riedificazione. Nel 1790 – spiega ancora Laganà – seguì a Napoli monsignor Capobianco, nominato Cappellano Maggiore a Palazzo Reale, conseguendo la laurea in Sacra Teologia. Promosso arcidiacono del Capitolo Metropolitano reggino non mancò di interessarsi alla ricostruzione della Cattedrale di Reggio. Demolita l’antica chiesa di San Paolo fuori le mura per la creazione del nuovo impianto stradale, volle che fosse realizzata nella nuova Cattedrale una cappella che ricordasse la Venuta di San Paolo a Reggio Calabria. Seguì con grande attenzione anche la ricostruzione del Seminario reggino riedificato tra la Cattedrale e l’Episcopio.
Il vescovato a Oppido Mamertina
Il 20 gennaio 1792 papa Pio VI, con le commendatizie del re Ferdinando IV di Borbone, lo nominò vescovo della diocesi di Oppido Mamertina, e il 10 aprile dello stesso anno, ricevette la consacrazione dal cardinale Enrico B. Stuart nella Cattedrale di Frascati. Si impegnò molto nella ricostruzione di quella città ma continuò a non trascurare la Cattedrale reggina. Il 10 settembre 1796 monsignor Alessandro Tommasini, vescovo di Oppido, nel giorno della festa della patrona della città, la Madonna della Consolazione, inaugurava su delega dell’arcivescovo Alberto M. Capobianco la risorta Cattedrale di Reggio con larga partecipazione di popolo e di tutte le autorità.
L’autonomia provinciale e l’esilio
Inoltre – prosegue Laganà – grazie alla sua opera Reggio, nel 1804, venne creata provincia autonoma, prendendo il nome di Calabria Ulteriore Prima, ottenendo la separazione dalla provincia di Catanzaro che venne denominata Calabria Ulteriore II. Ciò porto anche all’autonomia giudiziaria che la città aveva perduto a seguito delle scorrerie di Turchi sul finire del Cinquecento. Nei primi anni dell’Ottocento, durante l’occupazione francese della Calabria, ebbe a subire le ritorsioni degli anglo – borbonici, e in seguito al suo rapimento venne trasferito da Oppido Mamertina a Messina, dove restò esiliato per nove anni, presso il Convento della Maddalena dei Padri Benedettini. Nel 1815, con il ritorno dei Borboni a Napoli, venne liberato, rientrando nella diocesi oppidese.
L’impegno per la Cattedrale
Tre anni dopo, resasi vacante l’Arcidiocesi reggina per la morte di fra Bernardo Maria Cenicola, venne nominato arcivescovo di Reggio, dove fece il suo ingresso il giorno 19 luglio 1818. Si impegnò subito a completare i lavori di ricostruzione delle Cattedrale che, sotto la direzione dell’architetto Fortunato Monte, proseguirono sino al 1820 con il restauro della Cappella del Santissimo Sacramento. Fece realizzare per la Cattedrale reggina il Fonte battesimale in metallo argentato, realizzato nel 1818 dall’argentiere napoletano Francesco Auria.
L’attenzione agli ultimi
Altre opere d’arte fatte eseguire da lui furono la grande tela della Madonna dell’Assunta e il dipinto raffigurante la Consacrazione episcopale di Stefano da Nicea, opera del messinese Carlo Maria Minaldi del 1823, per la Cappella di Santo Stefano. L’azione a favore dei poveri e delle famiglie disagiate lo rese promotore, insieme all’intendente provinciale Santangelo, della istituzione dell’Orfanotrofio provinciale che venne ospitato nei locali del Monastero delle domenicane di Strozzi, accanto alla Chiesa di San Giorgio Intra e successivamente dell’Asilo di Mendicità. Morì a Reggio all’età di settantatré anni, dopo otto anni di intenso episcopato, il 18 settembre 1826.
L’articolo A Diminniti l’intitolazione della piazza centrale a Monsignor Tommasini protagonista della ricostruzione post-sismica proviene da Avvenire di Calabria.















