Un traguardo significativo che segna quasi mezzo secolo di dedizione al servizio della Chiesa e delle comunità affidate alla sua cura pastorale. La ricorrenza del quarantottesimo anniversario dall’ordinazione episcopale di monsignor Vittorio Luigi Mondello rappresenta un momento di memoria e gratitudine per l’intera comunità diocesana di Reggio Calabria – Bova. Un cammino iniziato in terra siciliana e maturato stabilmente sulle rive dello Stretto, dove l’arcivescovo emerito ha operato per oltre vent’anni lasciando un segno tangibile attraverso la promozione del laicato, l’attenzione alla cultura teologica e la costante ricerca della comunione ecclesiale. Ripercorrere oggi queste tappe significa rileggere una pagina fondamentale della storia recente della Chiesa locale, arricchita da intuizioni pastorali che continuano a dare i loro frutti nel tempo presente.
Dal sacerdozio alla guida della Chiesa calabrese
Ordinato sacerdote il 21 giugno 1960, dopo aver ricoperto diversi incarichi, il 10 dicembre del 1977, monsignor Mondello viene eletto alla Sede titolare vescovile di Carcabia, con deputazione di ausiliare per l’arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, ricevendo la consacrazione episcopale il 21 gennaio del 1978. Nominato vescovo della diocesi di Caltagirone, nel 1990 viene nominato arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova, ministero che svolgerà fino al 13 luglio del 2013. Proprio in riva allo Stretto ha vissuto ben oltre vent’anni del suo episcopato durante il quale (nel decennio 2003 – 2013) ha ricoperto anche l’incarico di presidente della Conferenza episcopale calabra e di membro permanente della Conferenza episcopale italiana.
L’eredità del Sinodo diocesano
Tra le esperienze forti di vita pastorale, riconducibili al suo mandato di guida della diocesi reggina, ci sono i lavori del 26esimo sinodo diocesano. Un evento fortemente voluto dall’oggi arcivescovo emerito, la cui ricchezza, ancora oggi è rappresentata dal largo coinvolgimento di laici che insieme ai presbiteri lavorarono con grande intensità elaborando idee e proposte che diedero forte impulso alla crescita della Chiesa locale. «La cosa più bella che siamo riusciti a fare è stato il Sinodo diocesano chiusosi nel 1999 alle porte del Giubileo. Fu un’esperienza meravigliosa – ha dichiarato Mondello, qualche tempo fa, ad Avvenire di Calabria – perché i membri del sinodo furono circa trecento, di cui la maggior parte laici. Un’esperienza così entusiasmante che partorì dei documenti molto apprezzati, uno addirittura lodato in una conferenza dal gesuita Bartolomeo Sorge che lo definì “uno dei più bei documenti che io abbia mai letto nella mia esperienza”».
Gli istituti di formazione e la crescita culturale
Altri momenti importanti legati all’episcopato di Mondello in riva allo stretto, anche l’apertura dell’Istituto Superiore di Scienze religiose e dell’Istituto Teologico. «L’esperienza di Reggio è stata per me arricchente e mi ha aiutato a crescere grazie alla collaborazione di tanti preti e laici molto preparati».
Il vescovo come costruttore di unità
Sull’importanza della figura del vescovo l’arcivescovo emerito di Reggio Calabria – Bova così ha dichiarato ad Avvenire di Calabria: «I documenti del Concilio Vaticano II ci dicono nella Lumen Gentium che il vescovo deve essere il “principio e fondamento visibile dell’unità della Chiesa particolare come il Papa è principio e fondamento visibile della Chiesa universale”». «Il vescovo nella sua diocesi – ancora Mondello – è il principio e fondamento visibile della Chiesa. Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che il compito primario del vescovo è quello di creare la comunione, l’unità tra i membri della comunità perché possano amare Cristo, possano amare Dio. Amarsi tra di loro e annunziare questo amore nel mondo agli uomini ai quali sono inviati».
L’articolo 48 anni di episcopato per monsignor Mondello: l’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova in festa proviene da Avvenire di Calabria.















