L'arcivescovo Morosini: «Si superi il convenzionalismo»

Il vescovo di Reggio Calabria commenta l’iter assembleare ponendo l’accento su un tema «dribblato»: i Sacramenti Gli auguri a Bassetti «Spinga la Chiesa a porsi le domande giuste»

Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini ha vissuto, assieme agli altri vescovi di Italia, la fase assembleare della Conferenza episco- pale italiana. L’augurio che dispone al cardinale Gualtiero Bassetti è chiarissimo. Rivolgendosi al neo–presidente della Cei, padre Giuseppe ha auspicato che l’arcivescovo di Perugia «abbia il coraggio di spingere la Chiesa ad affrontare il problema del convenzionalismo della fede».

Un tema caro al pastore dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, soprattutto in cui la sfida educativa verso le giovani generazioni rappresenta una partita da giocare con decisione.

L’assemblea della Cei ha dato centralità ai giovani. Quali novità?

In realtà non esistono «ricette magiche». Dobbiamo riscoprire l’amore paterno verso i nostri ragazzi. Come fare? Stando vicino a loro, ascoltandoli, “perdendo tempo” con loro, vivendo i loro spazi di socializzazione.

Tutto quì?

Dal mio punto di vista c’è un altro aspetto che spesso viene “dribblato” e che è stata anche la domanda che ho posto al Papa nel nostro incontro privato.

Quale sarebbe?

Non riusciamo a “utilizzare” la richiesta dei Sacramenti per una forma veramente educativa.

Cosa intende?

I Sacramenti – e lo ha ribadito anche il Papa – sono ormai convenzionali, espressione della cultura popolare. Da questo aggancio, però, non riusciamo a trovare una strada con la quale riusciamo a trasformare i corsi di preparazione in momenti di crescita personale.

Un problema che si acuisce con il sopraggiungere dell’età adolescenziale.

La Cresima deve diventare un percorso di fede che non abbia come obiettivo immediato il Sacramento, ma un’altra prospettiva.

Ossia?

Una presa di coscienza del rapporto di un giovane con la fede. Solo alla fine di questo confronto si potrà decidere se aderire a Cristo e alla sua sequela.

Il problema sembra proprio quello di “intercettare” i giovani.

Il verbo chiave è condividere. E per farlo bisogna assolutamente aprirsi alle domande di senso della vita e mettendosi in ascolto: non dobbiamo mai apparire come dei presuntuosi che hanno tutte le risposte già pronte.

Mettersi accanto, insomma.

Testimoniare, null’altro. Dobbiamo presentare Gesù e la nostra esperienza di fede.

E Papa Francesco cosa pensa di tutto questo?

Il Papa è profondamente preoccupato per la trasmissione della fede; sente vivo e forte questo problema. L’unico metodo secondo il Pontefice è quello della vicinanza e della compassione.

da L'Avvenire di Calabria del 28.05.2017/di Davide Imeneo

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