A Firenze per abbracciare l'umano

La Cattedrale di Firenze, luogo del Convegno Ecclesiale NazionaleLa testimonianza di Marco Scialò, il delegato diocesano più giovane
In Gesù Cristo il nuovo umanesimo: un tema che come giovane della nostra diocesi sento fortemente provocatorio in un contesto storico in cui mi sembra domini una grande confusione rispetto alla concezione di uomo e di umano che la mentalità dominante propone.
Confrontarmi da giovane con la portata di questo evento ha messo in luce un senso di sproporzione, ma nello stesso tempo una grande gratitudine per la luce che il cristianesimo ha portato nella mia vita. Infatti sento come sia diverso considerare l'umanità in astratto o considerare l'umano che è in me, un umano che non conoscevo fino a quando non ho incontrato Cristo.


La sua umanità mi ha raggiunto attraverso il volto di quelle persone che Lui mi ha messo accanto nella cui umanità più ricca ho scoperto la Sua Presenza.
Per me nuovo umanesimo, infatti, è la visione di una umanità piena, più ricca di misericordia, di fedeltà, di passione per la vita, di amore ai particolari che Cristo ha introdotto nel mondo e di cui pian piano rende capace anche me. Posso con Lui verificare che ogni mio bisogno vero, il bisogno che il mio bene esista, il fondo del desiderio, fosse accolto e non si perdesse. L’uomo così è davvero al centro del mondo ed è proprio il rapporto con Cristo che ne determina la centralità. Da quando ho conosciuto alcuni amici portatori di Lui, queste parole sono diventate per me vere e proprie esperienze tangibili dell’umanità nuova portata da Cristo nella storia. Questo incontro con Cristo presente ora mi ha fatto prendere coscienza della mia vera natura di uomo perché, solo attraverso il rapporto con Chi può realmente rispondere al mio bisogno di felicità posso guardare ad ogni mio desiderio di bello, di buono e di giusto senza il timore che non vi trovi una risposta.
La conseguenza più grande è stata quella di poter prendere alcune delle decisioni più importarti per la mia vita, come il desiderio di costruire il mio lavoro nella mia città, di poter collaborare nella mia terra alla costruzione del Suo Regno, senza dover censurare le attese del mio cuore, affidato alla Sua Grazia e contento di mettermi al servizio Suo e dei fratelli.
La mia preparazione al convegno di novembre parte dunque dall’accettare di guardare alla mia umanità per come la guarda Cristo perché solo il rapporto con Lui è in grado di destare e mantenere vivo il mio desiderio di felicità in questo periodo storico in cui sembra che tutto sia destinato alla cenere.

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