Immigrati nell'occhio del ciclone mediatico. Ma a chi interessano davvero?

Il racconto del Convegno Ecclesiale sulle migrazioni
Convegno Ecclesiale Migranti svolto a Reggio Calabria“Cieli infiniti e volti come pietra, mani incallite ormai senza speranza… Addio, addio amore, io vado via: amara terra mia, amara e bella...”
Ciò che nel 1971 Domenico Modugno cantava, nel quindicesimo anno del Ventunesimo Secolo appare struggente colonna sonora degli sbarchi, frequenti e drammatici, che mettono in subbuglio le coste e i porti del Meridione italico.


Di quei volti, spesso ammassati sui barconi e dimentichi anche del proprio nome, e della loro accoglienza, salvaguardandone la dignità e il futuro, si è occupato il convegno ecclesiale “Immigrati nell’occhio del ciclone” promosso, presso la sala Ferro della Curia Metropolitana, dal Centro Diocesano Migrantes e coordinamento pastorale migratoria.
È toccato al Vicario Generale don Gianni Polimeni portare i “saluti dell’Arcivescovo, impegnato a Gambarie a guidare un corso di esercizi spirituali incentrati sulla missionarietà, e il grazie dell’Arcidiocesi tutta per il lavoro stupendo che portate avanti, nonostante le tante fatiche.
Pensando al vostro incontro mi torna in mente quella pagina del Vangelo di Giovanni, quella domanda rivolta a Gesù: Maestro, dove abiti? E la risposta che il Cristo diede: venite e vedrete! Magari potessimo chiedere ai migranti: perché venite qui? E loro risponderci: venite e vedrete… Poter conoscere la loro Terra, la loro casa, la loro miseria… Forse soltanto allora piuttosto che nell’occhio del ciclone i fratelli migranti li collocheremmo al centro del nostro cuore…”
Padre Bruno Mioli, scalabriniano direttore del Centro Diocesano Migrantes, ha offerto, al folto uditorio, una puntuale riflessione sul tema dell’immigrazione, indicando anche “venti slogan che esprimono difficoltà, obiezioni, critiche, sulle migrazioni e sui gruppi di sostegno ai migranti. Slogan che riguardano tanto il piano socio-politico che quello più propriamente ecclesiale”.
Padre Mioli legge lucidamente le influenze provocate, sulla pubblica opinione, dai mass media, rei di “interessarsi abbondantemente al fenomeno ma con scadente qualità informativa”. Ricorda, il direttore, una inchiesta pubblicata qualche tempo fa dal Laboratorio diocesano Bachelet per richiamare laici e consacrati, volontari e semplici credenti, alla “vera cultura dell’accoglienza”.
Introduce, quindi, i “venti slogan che prendono spunto da fatti e dati obiettivi. A partire da queste venti proposte animeremo la nostra discussione, cercando delle soluzioni concrete per una valutazione più equa, più obiettiva, più completa del fatto migratorio”.
Spetta a don Vittorio Quaranta, orionino e delegato arcivescovile per la Vita Consacrata, moderare il dibattito.
Professionisti nel campo della medicina e volontari, dei centri d’ascolto e non solo, animano il confronto, spulciando tra le righe delle venti proposizioni messe nero su bianco da Padre Mioli. L’intervento caritativo assistenziale inteso come un … tappare i buchi; gli immigrati come porta aperta anche all’infiltrazione dell’Islam radicale, del terrorismo di importazione; l’immigrato che diviene un … mantenuto, in un rapporto alienante di dipendenza: questi i tre punti, dei venti messi sul tavolo da Padre Bruno, oggetto della discussione, mai banale e, in diversi momenti, “concreta”, come richiesto da don Vittorio ad inizio confronto.
Mons. Antonino Denisi, già direttore del Centro Diocesano Migrantes, scuote la discussione augurandosi anzitutto che “una tematica così vasta, concreta, venga irradiata nelle nostre parrocchie”, chiedendosi “quali siano i programmi, e gli organi preposti, che consentono a quanti accogliamo, specialmente ai più piccoli, ai minorenni, di imparare l’italiano e il modo per affrontare la vita” e concludendo ricordando che “il volontario non deve limitarsi all’accoglienza al molo, deve continuare l’accompagnamento anche quando i riflettori dell’opinione pubblica si sono spenti lasciando da soli i migranti con le loro tragedie…”
Don Vittorio Quaranta stuzzica l’uditorio, ora richiamando esperienze in prima persona vissute in parrocchia ora sottolineando che “in tema di immigrazione, le argomentazioni che portiamo dobbiamo elaborarle con cuore cristiano ma svilupparle con motivazioni razionali. Altrimenti, qualcuno potrebbe dirci: dai aiuto agli immigrati per fede, per religione? Allora … arrangiati! Invece, la difesa e la salvaguardia dell’essere umano spetta all’ateo e al credente, al cittadino semplice e alle Istituzioni…”
Padre Mioli annota tutto, ordinatamente, annunciando la pubblicazione poi di “un documento con analisi chiare e proposte operative”.
L’incontro termina, la sala Ferro si svuota, sull’iphone appare un tweet di Papa Francesco: “attenzione alle comodità! Quando ci sentiamo comodi, ci dimentichiamo facilmente degli altri”. Insomma: non culliamoci sul divano casalingo con plaid, pantofole e patatine, o a teorizzare progetti. Altrimenti rischiamo d’esser cristiani soltanto all’anagrafe…

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