Le parole, ostacolo o via di relazione?

Il commento alla Parola della Domenica
a cura di don Stefano Ripepi

Commento alla Parola della DomenicaDopo aver letto la Parola di Dio di questa IV domenica del tempo ordinario una nuova luce si è accesa e illuminato la realtà umana: la conoscenza e la potenza dell’uomo davanti al Verbo di Dio. In mente sono tornate una frase di Saint-Exupéry nel piccolo principe (“le parole sono fonte di malintesi”) e una canzone di Mina che ripeteva: “Parole, parole, parole, parole soltanto parole tra noi”, come se le parole fossero un ostacolo alla relazione.


Davanti a questa difficoltà Dio pone la sua parola sulla bocca del suo Profeta che se ascoltata rivela una conoscenza e una potenza e apre a una nuova relazione non solo tra noi ma anche e soprattutto con Dio. Il vangelo di Marco volendo iniziare a descrivere l’attività di Gesù ci dà le coordinate spazio-temporali, fa iniziare a Gesù la sua settimana di sabato e nella sinagoga, il tempo e il luogo della parola.
Ed è proprio questo che Gesù fa, insegna e il suo insegnamento stupisce, perché “insegnava loro come uno che ha autorità”. In che cosa consiste quest’autorità che lo distingue dagli scribi, gli “uomini della parola”? Il lettore sa attraverso il Battesimo che questo potere deriva dallo Spirito Santo ma ancora non ha visto né capito come si esprime, allora per rispondere a questa domanda è necessario analizzare bene il breve ma intenso e indicativo dialogo tra Gesù e lo spirito impuro; sono, infatti, questi due personaggi, che s’incontrano e si scontrano sul capo di battaglia e della parola, lo scontro non è solo tra Gesù e l’uomo ma anche tra lo spirito immondo e lo Spirito Santo. Il confronto è violento ma non ci sono armi se non quella della parola, che fin dall’inizio nella sua modalità espressiva caratterizza i contenuti: il gridare dello spirito immondo manifesta il tentativo di vincere la paura, la minaccia o il rimprovero di Gesù rivela la sicurezza di una vittoria.
La battaglia continua a livello di contenuti, lo spirito impuro, che inizia il dialogo, esprime i suoi attraverso un’interrogazione, un’esclamazione e una confessione, in modo progressivo cerca di opporsi con autorità alla presenza di Gesù attraverso una presunta conoscenza che nella sua logica potrebbe almeno costituire una possibile difesa nei confronti di un attacco di Gesù, sembra quasi che la venuta di Gesù abbia disturbato il dominio indisturbato dello spirito impuro sull’umano, sul mondo e che il rivelare l’identità di Gesù sia solo l’estremo tentativo di acquisire forza attraverso la conoscenza.
Ma questo tentativo si rileva inutile e questa forza si manifesta solo apparente davanti alle parole di Gesù che, attraverso un doppio comando annulla ogni pretesa di potere e toglie il dominio dello spirito impuro sull’umano, mediante il “Taci! Esci da quell’uomo” Gesù toglie allo spirito immondo non solo la possibilità di parlare all’umano ma anche di dire attraverso l’uomo. Allo spirito impuro non resta che l’ultima azione malvagia dello strazio nei confronti dell’uomo, che si spegne nello stesso grido con cui aveva accolto Gesù che con la sua venuta ha decretato la sua uscita. Ciò che stupisce i presenti non è solo quello che ha fatto Gesù ma anche il modo con cui l’ha fatto, senza nessuno strumento se non quello della parola Gesù manifesta la sua forza di conoscenza e di potenza.
La pericope si chiude con una domanda che i presenti consegnano al lettore, sì è vero che l’insegnamento di Gesù è autorevole, ma dietro questa dottrina che cosa c’è? Forse lo scopo dell’insegnamento di Gesù non è solo quello di scacciare i demòni ma attraverso questo aprire la strada dell’ascolto mediante il quale il “terreno” umano affrancato dallo spirito impuro possa accogliere il dono dello Spirito Santo. Per questo facciamo nostra l’invocazione del salmista; “Fa’ che ascoltiamo Signore la tua voce”.

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