Don Italo Calabrò portatore di Consolazione

Al via la mostra fotografica su don Italo CalabròAl via la mostra fotografica presso il palazzo della provincia
Di solito, in occasione di commemorazioni di eminenti personaggi del mondo politico, ecclesiastico, culturale, civile, vengono chiamati ad offrire la propria testimonianza quanti hanno avuto l’opportunità di incontrare, sul sentiero della vita, quel personaggio, di ammirarne le gesta o, almeno, di approfondire le opere, siano esse letterarie o artistiche, che quell’indimenticabile mente umana ha prodotto.


In occasione del novantesimo anniversario della nascita su questo Mondo e del venticinquesimo anniversario della nascita in Cielo di don Italo Calabrò, e nell’ambito delle celebrazioni promosse dall’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova per rinvigorire, negli animi e nelle esistenze del popolo reggino, l’insegnamento e la testimonianza di don Italo, noi, Portatori della Vara della Madonna della Consolazione, abbiam voluto ideare e realizzare una mostra, interamente dedicata al nostro don Italo, nostro sacerdote-assistente, addirittura dal 1952 al 1974, che tanto credette in questo vasto manipolo di uomini da esser il papà di quell’idea di “Associazione Portatori della Vara”, divenuta poi realtà dapprima con don Salvatore Nunnari, nostro assistente dal 1974 al 1999, poi, con il riconoscimento e la costituzione ufficiali, nell’anno 2000, con don Gianni Licastro assistente.
Alcuni Portatori hanno conosciuto don Italo, lo hanno incontrato “sotto la Vara, col campanello in mano a scandire i tempi”; altri, invece, erano ragazzotti, o forse non erano neanche nati, o comunque lo hanno intravisto quando ormai la sua luminosissima umana fiaccola, corrosa dal cancro, stava rapidamente spegnendosi…
Eppure, don Italo appartiene a ciascuno di noi: il suo nome, il suo volto, il suo “nessuno escluso mai!” fa spontaneamente capolino nei ricordi di giovani e anziani, adulti e professionisti, operai e pescatori…
Don Italo non ha lasciato voluminose pubblicazioni contenenti studi teologici o riflessioni omiletiche: don Italo interveniva ai convegni, alle marce, predicava nelle Chiese dell’amata Sambatello e della nostra Arcidiocesi, ed ogni parola, che il cuore elaborava e la mente scriveva e la bocca pronunciava, era simultaneamente vissuta…
Ai Portatori don Italo insegnava a sopportare il dolore, a saper convivere con un peso grave sulla spalla: la Vara è pesante, la stanga lascia doloroso segno sulla spalla…
Anche la vita, sovente, troppo spesso, risulta esser dura, graffiante, insopportabile: ma la vita è un dono che va affrontato con la Speranza del Cristo, condiviso con la Carità del Buon Samaritano, e restituito con la consapevolezza che il Padre Misericordioso saprà perdonare quelle marachelle tipiche di ogni essere umano esistito all’ombra della Croce ed oltre il masso che ostruiva l’ingresso al sepolcro…
Ai Portatori don Italo ricordava che la Madonna non la si porta in spalla tre volte l’anno! La Consolazione dev’essere pane quotidiano, in famiglia e al lavoro, per strada e al circolo: coi soli, coi lontani, coi delusi, coi reietti, con gli emarginati, coi migranti, debbono starci i preti, le consacrate, ma soprattutto i Portatori…
Don Ercole La Cava, che di don Italo fu fraterno amico, narra che, nominato Vicario Generale, don Italo volle acquistare e mettere sulla sua scrivania un rospo di ferro … per non dimenticare mai che tanti ne avrebbe dovuti ingoiare! Quel rospo dovrebbe far bella mostra sul comodino di ciascuno di noi, in special modo dei Portatori: ogni mattino ci ricorderà che in tanti verranno a metterci in difficoltà, tenteranno di farci saltare i nervi, proveranno a far elaborare alla nostra lingua parole che mai avremmo voluto biascicare… Quel rospo ci imporrà a buttar via i pregiudizi, ci esorterà a non giudicare mai nessuno: ci consentirà d’esser, per ciascuno, fratello e compagno di viaggio, sostegno autentico nella difficoltà e dolce delizioso nella gioia!
Proprio come don Italo: perché, in fondo, Lui, il prete che non escludeva e non dimenticava mai nessuno, non fu un uomo eccezionale, dotato di poteri soprannaturali! Fu compiutamente sacerdote, vivendo, in pienezza, quanto il buon Dio, per mano d’uomo, scrisse in quell’unico e indispensabile libro intitolato “Bibbia”.
E … noi Portatori ne siamo certi … all’alba del 12 settembre 2015, mentre un raggio di sole accarezzerà la Venerata Effige – che lentamente apparirà sul sagrato dell’Eremo – come annuale bacio che il Divin Creatore schiocca sulle gote della sua Mamma Celeste … appollaiato su una soffice nuvoletta, il nostro don Italo rivivrà le sue lunghe, faticose ed entusiasmanti discese settembrine e, con un fil di voce, sussurrerà alle orecchie di ciascun Portatore, di tutti i reggini: “siate sempre e comunque voi stessi, figli di Maria, innamorati del Crocifisso Risorto, capaci d’incontrare Gesù in ogni creatura di questo nostro amato lembo di Terra battezzato alla vita col delicato nome di Reggio Calabria…”
Antonio Marino

Copyright © Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova 2019


Back to top

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, al solo fine di migliorare la navigazione. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per leggere l'informativa estesa clicca su Leggi l'informativa.