Giubileo e amnistia, Papa Francesco invoca Misericordia

Il Papa in carcere a RebibbiaI sacerdoti potranno assolvere il peccato di aborto
In vista dell’apertura dell’anno santo della misericordia, Papa Francesco desidera che nessuno venga escluso. Il Signore attende tutti, non aspetta soltanto nelle grandi Basiliche, vuole raggiungere i peccatori al di là di ogni confine. Nelle case, nei luoghi di sofferenza, nelle carceri. Riferendosi ai carcerati il Pontefice così si esprime: “Ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà”.


Nella lettera indirizzata all’arcivescovo Fisichella, incaricato di preparare le iniziative giubilari, il Papa ha espresso alcuni punti in merito alla salvezza delle anime e quindi all’indulgenza giubilare. Tra questi ne spiccano tre: l’indulgenza sarà concessa anche in tutte le cappelle delle carceri; tutti i sacerdoti del mondo potranno assolvere il peccato di aborto; l’assoluzione sarà pienamente valida anche confessandosi dai sacerdoti della Fraternità San Pio X fondata da Lefebvre. Novità forti e significative rispetto al giubileo del Duemila.
Il primo punto, riguarda i carcerati. Il Papa apre a tutte quelle persone che pur meritevoli di pena, hanno riconosciuto l’ingiustizia commessa.
Il secondo punto rivela scenari veramente nuovi.
Tutti i preti possono assolvere il peccato di aborto. Afferma Francesco nella lettera: “Nonostante qualsiasi cosa in contrario, ho deciso di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”. Il procurato aborto, che prevede la scomunica latae sententiae per la donna, per chi la induce ad abortire e per chi pratica o coopera all’aborto, non può di norma essere assolto da tutti i confessori, ma soltanto dal vescovo o da alcuni sacerdoti da lui delegati. E’ evidente la volontà di permettere alle persone segnate da questo dramma di riavvicinarsi alla Chiesa e ai sacramenti, affinché nessuno si perda.
Il terzo punto riguarda la decisione che legittima pienamente nel periodo giubilare le confessioni e le assoluzioni amministrate dai preti lefebvriani, ai quali attualmente non è consentito confessare.
È un gesto di misericordia verso questa Fraternità sacerdotale ma è soprattutto, in attesa di ulteriori passi dottrinali e canonici.
Ricordando chi è in carcere, il Pontefice ricorda che “Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto”. L’iniziativa inedita del Papa ha anche convocato per la prima volta i detenuti in piazza san Pietro per una celebrazione a loro dedicata. Un Papa, dunque, che apre all’indulgenza e dà spazio alla tenerezza.
“Desidero che l’indulgenza giubilare - scrive il Pontefice nella lettera - giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il peccato commesso”.
“Per vivere e ottenere l’indulgenza”, basta compiere “un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa, aperta in ogni Cattedrale o nelle chiese stabilite dal Vescovo diocesano, e nelle quattro Basiliche Papali a Roma, oltre che “nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari”. Per Francesco, inoltre, “è importante che questo momento sia unito al Sacramento della Riconciliazione e alla celebrazione della santa Eucaristia con una riflessione sulla misericordia”.
Gaetana Covelli

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