Il "buon inizio" delle Ceneri

In Cattedrale l'imposizione delle CeneriLa celebrazione del mercoledì nella Cattedrale di Reggio Calabria
Nella liturgia del primo mercoledì della Quaresima, il rito dell’imposizione delle ceneri ha la leggerezza della polvere che il sacerdote con un segno di croce posa sul capo dei fedeli e tutta la forza delle tre parole più una congiunzione che l’accompagnano: “Convertiti e credi al Vangelo!”… potesse questa cenere, infondere immediatamente in noi la grazia della conversione e della testimonianza del Vangelo, che richiede invece tutto il cammino di una vita, anche se ogni Quaresima si ripropone come tempo favorevole e propizio!


Spetta ad ognuno fare in modo che questa Quaresima sia la volta buona, impegnarsi affinché questi quaranta giorni non siano vani, e questo tempo aiuti a riscoprire nella nostra vita il senso ed il valore della fede ed il nostro rapporto con Dio. Padre Giuseppe ha rivolto questo invito ai tantissimi fedeli presenti in Cattedrale ed idealmente a tutta la comunità diocesana: vivere questo “cammino di digiuno, preghiera, elemosina, ascolto della Parola, apertura a Dio ed al bisogno di riconciliazione”, “sfruttare questo tempo per riscoprire il nostro rapporto con Dio”, perché “la fede deve essere incarnata”.
Padre Giuseppe suggerisce come fare, partendo dalle parole che Gesù, nel brano di Matteo proclamato, dice ai suoi discepoli di ogni tempo: “non siate simili agli ipocriti”, “quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. È necessario trovare quella “camera” scendendo nel profondo di noi stessi, trovare quel luogo “segreto” dove poter ascoltare il silenzio abitato da Dio, è importante “rimanere al buio perché la Luce ci possa illuminare, e rimanere soli perché solo dopo che abbiamo messo tutto fuori possiamo incontrare Dio, capirlo e annunziarlo”.
“Questa operazione è necessaria” per poter incarnare il Vangelo con la nostra vita ed “essere operatori di misericordia”, perché dal nostro incontro con Dio scaturisca una fede che “deve tenere conto della realtà in cui viviamo”. “Dobbiamo scuoterci di dosso un modo di essere cristiani fatto di tradizioni e di abitudini e misurarci con le esigenze della fede”, “confrontare il cammino della società di oggi con le esigenze della Parola” perché se “non possiamo rinunciare ad essere noi stessi” dobbiamo comunque essere all’altezza delle sfide sempre più difficili e dei problemi sempre più complessi che la società ci pone.
“Quanto cammino ancora dobbiamo fare…” avverte padre Giuseppe, ma questi quaranta giorni possono essere un buon inizio!
Antonia Cogliandro

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