Servizio Civile in Caritas. “Un anno che mi ha cambiato la vita”

La testimonianza di Stefania, un racconto straordinario
Servizio Civile Caritas Reggio CalabriaEccomi qui, giunta ormai alla fine del mio servizio civile. Mentre scrivo i ricordi passano veloci nella mia mente e non mi sembra vero che sia già passato un anno così in fretta. Mi sento come quando, dopo un lungo viaggio, si sta per tornare a casa e, si cerca di raccogliere tutti i ricordi, i bei momenti, per essere certi di portarli con sé.
Un anno fa ho deciso di buttarmi in questa esperienza, con le mie paure, le mie ansie e le mie insicurezze.
Ricordo il giorno in cui mi sono recata in Caritas per la prima volta come se fosse ieri.

Fino ad allora non mi ero mai interessata e non avevo nessuna informazione riguardo al servizio civile in Caritas.
Dopo le prime presentazioni, Alfonso Canale, segretario della Caritas, nonché responsabile del servizio civile, dandomi il cd col progetto mi spiegò diverse cose, ed io tornai a casa titubante, incerta, mi stavo tirando indietro. Ma poi non so qualcosa si è accesa, e ho deciso di provarci.
Così, dopo la selezione e il colloquio, uscì finalmente la graduatoria. Mi ricordo che era quasi Natale e aver ricevuto questa notizia in questo mese così particolare per me è stato il più bel regalo o meglio “DONO” che potessi ricevere.
Così cominciò tutto, il mio anno di servizio agli altri, agli ultimi e che, per le molteplici esperienze significative e piene posso dire che è stato l’anno più bello della mia Vita! Finalmente la mia esperienza al Centro di Ascolto Mons. Italo Calabrò ebbe inizio, in compagnia dei mie amici di avventura Maria C., Santina, Damiano e di Angela, Vera, Annamaria, Gaetano e Rita negli altri centri.
Il Centro di Ascolto è situato ad Archi, un quartiere particolarmente depresso della periferia di Reggio Calabria e con gravi fenomeni di violenza mafiosa. È gestito dalle Suore Francescane - Alcantarine che abitano e mandano avanti questa grande casa che accoglie e aiuta tanta gente. I destinatari del servizio svolto al centro sono i poveri, gli ultimi, le persone in difficoltà (economica e sociale), italiane o straniere. Persone senza fissa dimora o con un reddito insufficiente che si recano al centro per avere un aiuto o anche solo per un po’ di compagnia. I primi mesi del mio servizio sono stata molto ad osservare, ero curiosa di conoscere e scoprire questo mondo del tutto nuovo per me. Le suore mi hanno aperto le porte di casa loro accogliendomi con gentilezza, cura e amore.
Piano piano che prendevo confidenza con la casa e con i compiti a me assegnati, cominciavo ad avvicinarmi e a conoscere le persone che giornalmente frequentano il centro.
All’inizio non è stato facile, credo né per me e né per loro, ho cercato di entrare in punta di piedi senza essere troppo invasiva, per trovare un posticino nei loro cuori. Con molta pazienza e perseveranza si sono create delle vere relazioni e dei veri legami.
È difficile sintetizzare in poche righe tutto ciò che è accaduto in questi mesi, ho paura di dimenticare o non citare qualcuno o qualcosa che è stata importante per me ( ma che comunque rimarrà nel mio cuore per sempre). In questo momento mi vengono in mente tanti volti, da Rosaria che arriva sempre arrabbiata e ha sempre qualcosa da ridire, a Giovannino che non sente e per comunicare con lui si deve urlare, a Giulio che per la sua bontà d’animo è per noi l’angelo del centro e tanti tanti altri che porterò nel mio cuore per sempre.
Le mansioni a me affidate al centro sono state molteplici. I ritmi di servizio erano molto intensi anche perché sono molte le persone che per difficoltà varie si rivolgono al centro. La mattina iniziava sempre con la prima colazione (tranne il lunedì) e una prima fase di accoglienza degli ospiti. Poi tre giorni alla settimana venivano dedicati all’igiene (doccia e cambio indumenti) e gli altri giorni restanti alla distribuzione dei viveri e indumenti per le famiglie in difficoltà.
Queste fasi nella maggior parte dei casi erano precedute da attività di ascolto, attraverso la compilazione di una scheda di ascolto, necessaria per reperire informazioni, sottoposta al destinatario da noi ragazzi in servizio civile, dalle suore o dai volontari.
Importantissimo passaggio dopo aver compilato le schede di ascolto era l’aggiornamento dell’OSPO WEB, un sistema informatico che raccoglie i dati di tutte le persone che si recano nei centri, favorendo una rete, tra i vari centri, dove reperire informazioni.
Tutti i giorni, i nostri poveri venivano accolti alla nostra mensa e poi a fine pranzo pulizie. Beh all’inizio a causa di questi ritmi serrati, appositi di un centro, un po’ si soffriva il fatto di stare poco in compagnia dei nostri ospiti. Così pian piano si è optato, assieme a Suor Valentina e Suor Loriana, per un sistema di turni, inserendo anche i volontari che giornalmente sono presenti al centro, in modo da avere maggiore possibilità di stare con loro. Servizio Civile Caritas Reggio Calabria
Le emozioni vissute in questo anno sono state tante e diverse e non nascondo di aver avuto anche dei momenti di difficoltà e qualche dispiacere. E’ anche vero che queste sensazioni negative sono state molto rare, per cui il ricordo che porto dentro me è puro, intenso e gioioso. Io veramente mi sono “buttata” in questo mondo, mi ci sono immersa in tutto questo. Rivivrei ogni cosa. Ma la cosa più bella è che davvero mi sento cresciuta dentro. Il mio modo di relazionarmi e di interagire con gli altri è migliorato. Certo, tanto c’è ancora da lavorare, dato il mio carattere timido e introverso.
In tutto ciò mi ha aiutato anche l’animazione di strada, che è un ulteriore attività prevista nel quartiere di Archi. Due o al massimo tre volte a settimana nel pomeriggio, assieme a Suor Maria Lisa e agli animatori, uscivamo cercando di riunire e coinvolgere i ragazzi del quartiere. L’evento più importante in assoluto, attesissimo dai ragazzi, è Archi Estate, che si svolge appunto nel periodo estivo. Per un mese, solitamente luglio, ai ragazzi vengono proposte diverse attività giornaliere educative e ricreative. Anche qui, all’inizio non è stato facile, osservavo il modo di fare e di approcciare degli altri con i ragazzini, per me era la prima volta. Temevo di non essere all’altezza, di non riuscire. Ma anche qui col tempo le barriere sono state abbattute, in fondo sono ragazzi come tutti gli altri, solo con molti più problemi. Con un pallone e un po’ di allegria siamo riusciti a donare dei momenti divertenti e spensierati e a proporre dei modelli di vita non violenti, alternativi e significativi.
In questo percorso non sono stata sola, molte persone mi hanno accompagnato, mi sono state amiche e confidenti. Partendo dal mio gruppo di servizio civile, credo di essere stata fortunata, in quanto sono tutte persone straordinarie. Mi sono sempre sentita parte del gruppo, mai esclusa e i momenti di vita comunitaria del giovedì mi mancheranno di sicuro. Quello era il momento del confronto, del racconto di una settimana vissuta nei nostri centri, era il momento importantissimo della condivisione. Ognuno di loro ha lasciato un segno dentro di me.
L’altro membro aggiunto del gruppo Scn di Archi poi è stato Peppe Sprint. Anche lui, con le sue piccole attenzioni verso tutti noi, ha contribuito a rendere questo anno indimenticabile. La mia crescita in questo percorso è stata accompagnata anche dalla formazione sia specifica che regionale di Alfonso e Daniela. È stata molto importante perché mi ha dato spunti, consigli e rassicurazioni. Anche se non sono stata molto attiva, ero lì, ho ascoltato e, come una spugna ho assorbito ogni parola o argomento. Questo mi è stato molto utile per vivermi il servizio appieno e sono sicura che mi potrà servire anche per il futuro.
Per quanto riguarda la sensibilizzazione e l’animazione, giornalmente ho avuto modo di raccontarmi in famiglia, con gli amici, ma tante volte non credo abbiano capito o compreso la bellezza di tutto quello che ho vissuto. Lo si può spiegare in qualsiasi modo possibile , ma è solo facendola questa esperienza, che si può capire quanto è stata significativa e, soprattutto farla soltanto con il cuore. Perché alla fine l’emozione più vera la senti se credi davvero in quello che stai facendo. Certe cose possiamo solo immaginarle ma è vivendole che le sentiamo davvero dentro di noi. Io mi sento qualcosa di più adesso e forse non so neanch’io perché. E’ questo che dirò quando mi ritroverò a testimoniare la mia esperienza di servizio ai ragazzi nelle scuole.
L’altro giorno abbiamo immortalato con uno scatto fotografico la nostra ultima firma sul foglio presenze al Centro, e con questo gesto abbiamo messo la parola ‘fine’ alla nostra esperienza. In realtà non voglio essere pessimista, spero di poter continuare a vivere questi bei rapporti e legami che si sono creati. Ma ciò che mi mancherà sarà la quotidianità, gli sguardi, i sorrisi, il viversi ogni giorno. Mi mancherà anche faticare, pulire, sistemare, perché quando le cose le fai in compagnia ridendo e scherzando è tutto più bello. Mi mancheranno anche i confronti, le critiche, le riflessioni, gli abbracci, perché tutto ciò ha contribuito a farmi crescere.
In questi giorni ho sentito spesso risuonare nelle mie orecchie tante frasi del tipo “arriverà la fine ma non sarà la fine”, “ad ogni fine c’è un nuovo inizio” ecc. E’ da dire che io nella mia vita ho sempre odiato le conclusioni. Ma sono anche ottimista, perché sono convinta che questo anno sia servito, mi sento più preparata ad affrontare ciò che la vita mi riserverà per il futuro. Chiudo questa mia relazione citando una parte delle parole di Don Primo Mazzolari che mi hanno accompagnato durante il mio servizio : “ Ci impegniamo noi e non gli altri, unicamente noi e non gli altri … ci impegniamo senza pretendere che gli altri si impegnino”; “ci impegniamo per trovare un senso alla vita, a questa vita, alla nostra vita, una ragione che non sia una delle tante ragioni che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore”; “ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo”.

Stefania Bilardi

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