La parola di Dio e la nostra storia

Parola di DioIl commento al Vangelo della domenica a cura di don Stefano Ripepi
L’azione di Dio passa attraverso la sua Parola.
La Parola ha degli effetti sulla storia e questi non sono segnalati in modo straordinario dall’onnipotenza divina.
Quando Dio parla, ci vuole un mediatore, in questo caso l’uomo Giovanni Battista.
Egli percorre il paese (Lc 3.3a), cosa che chiunque può fare, ma ciò che è nuovo, ciò che rivela Dio agli uomini, è il suo annuncio (v. 3b).
Non è né una conquista del quaggiù da parte del divino né un evento di parola senza effetti nella storia, la Parola di Dio suscita una storia di salvezza quando alcuni essere umani si lasciano prendere da essa, ascoltano, obbediscono, amano.


All’inizio del capitolo tre del suo vangelo Luca ci presenta, con un lungo periodo, la situazione politico-geografica della Palestina del tempo, la sua descrizione non è guidata dal semplice interesse storico-contestuale, ma soprattutto per rilevare il contrasto che esiste tra l’agire umano e quello divino.
Mentre i potenti del mondo litigano e si preoccupano di come dominare, Dio prepara il suo regno attraverso i suoi “chiamati” e guida i suoi profeti attraverso la sua Parola, anzi la sua Parola li costituisce e chiede loro di rendere presente Dio e di estendere la sua voce.
Luca ci racconta questo con arte narrativa, il periodo del testo inizia con una temporale per fare risaltare la forza del contrasto attraverso la proposizione principale.
“La Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto”.
In quello stesso anno, decimoquinto dell’impero di Tibèrio, ma in luogo diverso e con una persona diversa la Parola di Dio inizia la sua storia per raggiungere la sua meta: “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”.
Le parole del profeta riportate da Luca non sono parole profetiche, ma attestano e testimoniano il ruolo di Giovanni.
Il terzo evangelista cita il testo dalla versione dei LXX e non da quello Masoretico, che è riportato nella traduzione della CEI, non riporta integralmente il passo ma lo gioca in base al suo compimento.
Come gli altri sinottici cambia “Una voce grida: nel deserto, preparate la via al Signore” (Is 40,3) in “Una voce grida nel deserto: preparate la via al Signore”, creando così un forte legame con ciò che ha detto prima, Giovanni nel deserto realizza la profezia di Isaia.
Per noi che leggiamo il significato principale è questo, sapere perché il Battista è andato nel deserto.
Il deserto è l’ambito della non interferenza, dove Dio può incontrare l’uomo senza che questi sia attratto dei beni del creato, è lo spazio in cui è avvenuta l’educazione alla libertà ed è stata sancita l’alleanza.
Nel deserto le differenze sociali sono annullate, il potere umano è svuotato.
Nel deserto Dio ha formato il suo popolo, dove non si può, Dio ridà all’uomo la capacità di entrare in relazione, liberato dall’avidità, capace di libertà di comunione.
Questa capacità è affidata alla voce umana su cui è scesa la Parola, bisogna tornare nel deserto per ascoltare la Parola di Dio nella voce di Giovanni.
Il deserto, la Parola, la voce, ci preparano.
L’invito a raddrizzare i sentieri, a colmare le valli, ad appianare i passi tortuosi corrisponde all’appello di un cambiamento etico, che Giovanni mostrerà nel discorso successivo (Lc 3,7-14).
Tale conversione è condizione necessaria per raggiungere la meta: “Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno” (Is 40,5; Testo Masoretico); “Allora si rivelerà la gloria del Signore, e vedrà ogni uomo la salvezza di Dio” (Is 40,5; Testo dei LXX); “E ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Luca).
Al di là delle differenze dei tre testi ciò che non cambia e assume una certa importanza e l’aggettivo “Ogni”, il filo rosso che collega la conversione alla visione, se ogni valle sarà riempita e ogni monte sarà abbassato, allora gli uomini tutti insieme vedranno la salvezza di Dio.
Senza dimenticare che questo è possibile e fattibile come rivela Isaia 40,5 “Perché la bocca del Signore ha parlato”.

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