Morosini su don Italo: ringrazio Dio per la sua Santità

Mons Morosini parla di don Italo Calabrò al Consiglio Regionale della CalabriaL'intervento dell'Arcivescovo ha aperto il Convegno di giorno 15
Con grande gioia introduco questo convegno su D. Italo Calabrò, figura insigne di questa nostra Chiesa di Reggio-Bova; e lo faccio con la gioia e l’orgoglio di chi oggi regge, guida e rappresenta questa Chiesa ed è chiamato, pertanto, quasi quotidianamente e misurarne il grado di fedeltà al Vangelo.


D. Italo Calabrò è stata una delle figure più insigni di questa nostra Diocesi, che egli ha servito con amore e la cui luce di santità egli riversa ancora su di essa. La commemorazione che facciamo di lui nel 25° della sua scomparsa è un segno che la nostra Chiesa è ancora illuminata dalla santità evangelica di questo suo figlio. Personalmente l’ho incontrato solo alcune volte. Lo ricordo a Paola in occasione dei festeggiamenti in onore di S. Francesco di Paola. Ma la fama della sua santità sacerdotale è andata al di là dei limiti di alcuni incontri personali.
Volendolo ricordare oggi, nella veste di vescovo di questa Città e Diocesi, mi viene da porre a me stesso e a tutti voi questa domanda: è questa nostra Chiesa diocesana che ha generato la grandezza di D. Italo o D. Italo che oggi illumina la nostra Chiesa?
E’ una domanda, a mio giudizio, decisiva che vuol dire tante cose oggi e illumina anche il nostro modo di leggere la storia e giudicare una comunità credente circa il suo grado di fedeltà al Vangelo.
D. Italo è stato grande e santo, è stato profeta ed apostolo, ma ha attinto tutto quanto ha espresso nella sua vita nella santità e profezia della sua Chiesa Madre, che lo ha accolto, educato, santificato con i sacramenti, preparato come pastore e sorretto nella sua azione pastorale, designandolo anche Vescovo, se non avesse trovato per questo l’umile diniego da parte sua.
Vi offro questa considerazione all’inizio di questo incontro, perché, sono sicuro, sarebbe stata gradita dal nostro D. Italo, come espressione anche della sua gratitudine per la Madre Chiesa, che ha trasmesso a lui la forza e la profezia del Vangelo. Osservazione che rende merito a tutta l’azione della Chiesa, anche di quei tanti sacerdoti e laici, che nell’ombra e nel silenzio hanno saputo essere con gesti più umili, ma non meno espressivi della carità evangelica, profeti di speranza in mezzo al popolo.
Mi sembra doverosa questa considerazione nel momento storico in cui viviamo, nel quale con troppa superficialità spesso, sull’onda degli effetti mediatici, la Chiesa sia solo sinonimo di infedeltà, salvata solo da pochi testimoni.
Come vescovo di questa Diocesi, mentre ringrazio Dio della santità di D. Italo e della luce che ancora egli proietta sulle nostre comunità ecclesiali, voglio rendere omaggio alle figure di altrettanti sacerdoti santi che hanno saputo servire queste comunità ed educarle alla profezia del vangelo.
L’esperienza umana e sacerdotale di D. Italo la possiamo riassumere in questa frase paolina: Guai a me se non predicassi il Vangelo! (1 Cor 9,16).
Da questa missione, essenzialmente religiosa, deriva per la Chiesa la necessità di testimoniare nel mondo l’amore, la benevolenza, la misericordia del Padre verso tutti gli uomini, specialmente verso i più bisognosi, i diseredati, e l'impegno di conversione delle strutture del male.
In quanto prolungamento di Cristo nella storia, la Chiesa è chiamata ad imitare l’atteggiamento di Gesù, che è passato per le strade della Palestina “beneficando e sanando quanti erano sotto il potere del diavolo” (At 10,38). Gesù di Nazareth, il figlio di Dio e di Maria, è il vero “buon samaritano della storia” e la Chiesa non può fare a meno di imitarlo.
La Chiesa dunque si impegna attraverso le opere a rendere credibile il messaggio che annuncia. La carità, l’aiuto, l’assistenza ai bisognosi è il grande segno che induce a credere al vangelo. La fede è un racconto affidato ad una comunità, che lo rende credibile e appetibile attraverso la testimonianza.
Ecco perché l’evangelizzazione si nutre di opere di carità. Ma, attenzione, essa non è un’agenzia umanitaria come le altre; non è una istituzione investita di un compito prettamente filantropico, non è una specie di “Croce rossa” della storia. La sua missione è l’evangelizzazione del Dio fatto uomo che ci ha insegnato che non esiste amore senza il dono della vita. Le opere di carità nella Chiesa rendono credibile questo annunzio.
E’ In questa luce che voglio collocare il ministero sacerdotale di Don Italo Calabrò, tutto proteso all’edificazione della Chiesa e della città dell’uomo.
Nel libro degli Atti troviamo il racconto della guarigione del paralitico dinanzi alla porta del Tempio. Cito dal testo: Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualche cosa. Ma Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» ( At 3, 4-6). E’ l’immagine che mi viene dal cuore come icona biblica della figura e dell’opera di D. Calabrò, sacerdote della nostra Diocesi.
Egli nel Suo testamento spirituale scriveva: Intendo espressamente professare la fede secondo il Credo della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. Ringrazio il Signore di avermi creato, fatto cristiano, chiamato al sacerdozio, donato una famiglia esemplare, di avermi chiamato a svolgere il ministero pastorale in questa santa Chiesa reggina, in molteplici settori di apostolato, soprattutto nelle opere di carità e di promozione sociale.
Queste parole illuminano la vita di Italo Calabrò. Si comprende come il suo impegno per gli ultimi e per la legalità sono frutto del suo sacerdozio nato e cresciuto nella Chiesa allo stesso tempo santa e peccatrice.
Come si legge nella celebra Lettera a Diogneto, i cristiani obbediscono alle leggi scritte, ma il loro stile di vita supera le leggi; passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo. La Chiesa, pellegrina sulla terra, si impegna dando il proprio contributo al bene comune nella costruzione della città dell’uomo.
Pertanto solo alla luce del mistero divino e del suo irrevocabile disegno di salvezza per tutti gli uomini è possibile comprendere adeguatamente il sacerdozio cattolico nella sua verità più profonda, in quanto dono di Dio all'umanità prolungato nel tempo dall’unico sacerdozio di Gesù Cristo, ed in particolare oggi il sacerdozio di Don Italo. Solo nell’origine insondabile del sacerdozio di Gesù Cristo, la vita sacerdotale trova la sua originaria bellezza. Quindi, non si comprende adeguatamente il sacerdozio quando lo consideriamo con categorie umane, con pregiudizi o scelte di pre-ideologiche, perché la sua più profonda verità su è Dio, fonte inesauribile del sacerdozio.
Solo attraverso il suo legame con la Chiesa noi oggi celebriamo il profetismo di D. Italo Calabrò, che dalla Chiesa ha attinto la forza evangelica che lo ha contraddistinto, spingendo questa stessa Chiesa ad accelerare il passo sulla via dell’amore. E questa Chiesa, mentre si sente esaltata dalla grandezza di questo figlio, lo ringrazia per la forza rigeneratrice che tale figlio le ha dato.
Don Italo in tutto il suo ministero sacerdotale aveva i piedi ben piantati a terra e lo sguardo proteso verso l'alto e verso l'Altro, sapendo che la sua meta, la meta degli uomini e delle donne che il Signore gli aveva fatto incontrare, era ed è il Regno di Dio. La tensione verso il Regno non lo ha distolto dai suoi impegni terreni, ma gli ha dato forza e luce per mettersi al servizio della promozione dell’uomo.
Il servizio ministeriale di don Italo è uno scorcio di amore di Dio per l'uomo e la volontà irrevocabile del Signore "il quale vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4). Il sacerdote è presenza di Cristo nella sua Chiesa, instancabile predicatore del Vangelo e maestro di vita cristiana, in costante predicazione della Parola di Dio e nella testimonianza della vita questo è stato don italo null'altro che un prete.
Il Santo Curato d'Ars, san Giovanni Maria Vianney, affermò che un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio è il tesoro più grande che il buon Dio può dare a una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina. Ovunque ci sia un prete, con la testimonianza della sua vita semplice e generosa, si afferma la presenza amorevole di Dio e la sua fedeltà verso gli uomini di ogni tempo e luogo. Per questo motivo oggi come comunità ecclesiale siamo qui a ricordare la figura di don Italo Calabrò e siamo qui per ringraziare Dio per la vita generosamente offerta, che nell'obbedienza al Signore, ha fedelmente ed esemplarmente servito la Chiesa, offrendo la propria vita con generosità e volentieri, per amore di Dio e per il popolo.

+ padre Giuseppe

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