Portatori: la vera forza è la testimonianza

portatoripellegrinaggioIn Cattedrale il consueto pellegrinaggio alla vigilia della processione
Accolti dal loro presidente, Gaetano Surace, i portatori della Vara della Madonna della Consolazione prendono posto … sull’Altar Maggiore, sugli scranni solitamente riservati, nelle Concelebrazioni, ai sacerdoti!
È, tradizionalmente, da lì che i portatori vivono l’annuale Celebrazione Eucaristica, ai piedi di Maria in Basilica Cattedrale, durante il pellegrinaggio del sabato antecedente la risalita del Quadro all’Eremo…


Ma quest’anno c’è una significativa novità!
Sulla Reggio Città Metropolitana è buio, è un sabato sera piovoso e freddo: sulla Reggio nata alla fede con la predicazione dell’Apostolo Paolo è l’alba d’Avvento.
È Padre Giuseppe Fiorini Morosini a presiedere il Divino Sacrificio.
Concelebra don Gianni Licastro, assistente dell’Associazione Portatori della Vara.
All’omelia l’Arcivescovo esordisce sottolineando che “quest’anno la risalita della Madonna al Santuario dell’Eremo l’abbiamo posticipata al tredici dicembre.
All’indomani dell’apertura, in Basilica Cattedrale, della Porta Santa e, pertanto, del Giubileo diocesano, vivremo, accompagnando il Venerato Quadro fin su all’Eremo, il primo pellegrinaggio penitenziale giubilare”.
Richiama, poi, Mons. Morosini, il Vangelo della prima Domenica d’Avvento, esortando, in special modo i portatori, “a stare attenti, a vivere rettamente! Non sappiamo quando verrà la fine del Mondo, né quando moriremo.
Entrambe, però sono certezze: arriveranno! Pertanto, non facciamoci trovare impreparati, non lasciamoci prendere la mano, non impostiamo la nostra vita come se dovessimo vivere in eterno…!”.
E ricordando i tanti eventi che stanno uccidendo e suscitando orrore e panico, il Presule incalza: “come stiamo trasmettendo la nostra fede?
È, ad esempio, sufficiente vestire il bimbetto con la divisa del portatore, stringerlo per mano e portarlo alla processione? È sufficiente … no!
Interpelliamoci sulla qualità della nostra fede: s’è superficiale, la perderemo presto!
Viviamo, di petto, la fede; riscopriamo il coraggio della testimonianza.
Soprattutto, chiediamoci: perché non riusciamo a entusiasmare i giovani della fede nostra?”
La Concelebrazione Eucaristica termina con la “Preghiera del Portatore”, l’urlo dei Portatori, che è segno tangibile di un amore sincero, autentico, nato dalle viscere, a Maria, e con l’Episcopale Benedizione finale.
E tornando ai rispettivi focolari, nelle menti e nei cuori dei Portatori, rimbalzano paroline programmatiche per il presente e il futuro … or dunque, cara Madre, su noi gli sguardi posa, sollecita, amorosa: siam servi tuoi fedel…
Antonio Marino

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