La fede è un contatto e uno sguardo che salvano

Il commento al Vangelo della Domenica a cura di don Tonino Sgrò.

All’inizio un passaggio di Gesù «all’altra riva», come il passaggio dalla paura della morte al trionfo della vita che l’uomo vorrebbe fare. Lo spazio tra l’una e l’altra è occupato dal desiderio misto all’incertezza: ce la farò? Troverò qualcuno che mi traghetterà verso una vita liberata dalla minaccia della morte? Sono questi gli interrogativi che stanno dietro ad ogni richiesta sincera rivolta a Gesù, anche se espressi con linguaggi diversi, a seconda della condizione e sensibilità di ciascuno.

Giairo è uno «uno dei capi della sinagoga», abituato a parlare con tante persone e a pronunciare parole giuste e misurate, ma adesso a parlare è il cuore angosciato di un padre che vuole scongiurare la morte della figlia. Le parole supplichevoli sono corredate dalla prostrazione e dall’insistenza; non si cura che il guaritore a cui si rivolge sia quel Nazareno che stava creando così tanti problemi ai capi religiosi ed è convinto che il solo gesto dell’imposizione delle mani possa ridonare vita ad un’esistenza che non è ancora sbocciata. La fede di Giairo è ancora acerba come l’età della figlia, vede per adesso soltanto il guaritore, ma ciò che importa è che l’uomo faccia un tratto di strada con Gesù. La fede, infatti, parte da un bisogno di vita e implica un cammino col maestro. Si tratta il più delle volte di un cammino nel dubbio angosciante di chi non sa se il suo desiderio di salvezza verrà esaudito, ma facendo un passo dopo l’altro questa fede è chiamata a crescere attraverso altre esperienze condivise con Gesù. Lungo il tragitto c’è anche tanta folla, si affollano cioè idee, fatti e rumori diversi e contrastanti tra loro e con Gesù, che sta invece in silenzio. Il silenzio di Dio è per noi lo spazio della decisione e dell’attesa, in cui ci domandiamo se vale la pena credere e perseverare anche contro ogni evidenza.

Ed ecco che durante il cammino avviene un incontro, di cui sarà spettatore e fruitore pure Giairo, e con lui ognuno di noi. Una donna è affetta da emorragia, perde vita da 12 anni (numero che simboleggia Israele, che lontano da Dio muore), e insieme ad essa la speranza di guarire, perché i molti interventi medici non hanno giovato. Pur «spendendo tutti i suoi averi», ha sperimentato che i rimedi sono peggiori della malattia, perché le soluzioni umane non bastano se non si è incontrato sui propri passi colui che salva. Inoltre il suo male la rende impura secondo la legge ebraica; tuttavia ella non si rassegna ad una sorte di maledizione e, guidata da un indomabile desiderio di vita, tocca il maestro. A differenza di Giairo non parla, non può farlo secondo i dettami della legge e forse per tutelare quel guaritore, che diventerebbe impuro a sua volta se avesse un contatto con lei. Dialogando con se stessa, si illumina alla sua coscienza una soluzione, che però non è l’ennesimo rimedio che promette un’ulteriore delusione, poiché la donna, «udito parlare di Gesù», ha creduto. Ha ascoltato e ha creduto. Mette in atto ciò che la sua sensibilità le permette di fare, un contatto almeno minimo col maestro, perché capisce che solo su di Lui può poggiare le sue mani sporche. Non solo guarisce, ma il dono di Dio supera ogni attesa perché Cristo la cerca con occhi innamorati di sposo. La fede è allora lasciarsi guardare da Lui, nella consapevolezza che quel volto è la vera guarigione. Come sottolineano i discepoli, nella loro visione grossolana, sarebbe stato impossibile ad una creatura umana accorgersi di quel tocco, ma a Dio non sfuggono i particolari, Lui che si sofferma sul piccolo, anzi che lascia che una ‘piccola’ abbia il potere di fermarlo. Adesso il contatto tra i due è diventato una relazione di sguardi e di verità e Gesù le annuncia la verità più grande: «la tua fede ti ha salvata». Egli rende pubblica, quasi plateale la guarigione per far comprendere a tutti che il puro e l’impuro non possono essere una barriera tra l’uomo e Dio e vanno superati.

Ecco la fede necessaria a Giairo, che è chiamata a sfidare l’evidenza del fallimento, dal momento che Gesù e l’uomo sono raggiunti dalla notizia del decesso della bambina. Soltanto Dio può pronunciare una parola che vada oltre la morte, rivolgendo al padre l’invito umanamente assurdo di perseverare nella fede. Gesù interrompe i riti di lutto e rivela che la morte è in realtà un sonno che anticipa il risveglio. Prende per mano la fanciulla, trasmettendole la sua potenza di vita, la fa risorgere, la restituisce alla sua normalità, perché ella si muove e prende cibo. La fede ti ridona la forza e la bellezza della vita.

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