Il Fuoco e la Luce, lo storia di San Francesco da Paola conquista il Cilea

Francesco Capodacqua interpreta San Francesco di PaolaSuccesso straordinario per l'Opera Teatrale scritta da Mons. Morosini e musicata da Marco Frisina
Una scala, bianca, al centro del palcoscenico.
Ecco cosa scoprono gli occhi del pubblico all’aprirsi del sipario, mentre mente e cuore vengono melodicamente messi in subbuglio da orchestrali e coristi ipnotizzati dalla bacchetta del Maestro Mons. Marco Frisina.
Ha così inizio, nel reggino e prestigioso Teatro “Cilea”, “San Francesco di Paola, il fuoco e la luce”, opera teatral-musicale con testi scritti, con sapienza Minima e teologica, da Padre Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo reggino e frate di quell’Ordine dei Minimi nato proprio con Francesco di Paola, e musiche composte, con ispirato estro artistico e spirituale, da Mons. Marco Frisina, Maestro Direttore della Pontificia Cappella Musicale Lateranense.


In un centinaio di minuti lo spettatore rivive l’ansia dei coniugi Martolilla, papà e mamma di Francesco, desiderosi d’aver un bimbo quale “segno di Speranza, d’amore, dono per ogni uomo”; avverte, poi, il pubblico quel particolare batter del cuore che solo l’innamorato prova e che il quattordicenne Francesco avvertì restando folgorato al contatto con degli eremiti, facendosi Egli stesso eremita in Terra Calabra; assaporano, quindi, quanti gremiscono platea e palchi, il gusto del digiuno, della carità, dell’astinenza, e si lasciano condizionare da sollecitazioni come … “abituiamoci a pensare come Dio” oppure “le vostre parole escano dal profondo del vostro cuore e la vostra mente sia attenta…”
Il … non scontato ma ben assortito duo Morosini-Frisina, con un superbo, magistrale, Armando Gatto a regia e coreografia, artisticamente e paternamente schiaffeggia l’uomo del Terzo Millennio quando narra di Francesco che conducendo un’esistenza eremitica era attento ai problemi della gente, non perdendo mai occasione per bacchettare quanti, chiamati al governo del popolo, piuttosto che aiutare chi è nel bisogno, lo sfruttano, rubano l’altrui denaro, abusano della debolezza degli altri… Quasi sobbalza sulla poltroncina lo spettatore che, ammaliato dalle note nell’aria scolpite da Orchestra e Coro del Conservatorio “Cilea” di Reggio Calabria, assiste al ravvicinato occhi negli occhi tra il Santo di Paola e Mons. Baldassarre De Gutrossis, il Messo inviato da Papa Paolo II per verificare la reale validità della regola di vita Minima, tutta incentrata su digiuni, mortificazioni, povertà e dono continuo di sé. Un faccia a faccia che … sfocia nel crollo del Monsignore vaticano, che quasi inginocchiatosi ai piedi di Francesco ne implora la conversione del proprio cuore.
E se al Re Ferrante d’Aragona l’Eremita Paolano rammenta che … “voi che avete sempre abitato in una reggia lussuosa, che ne sapete dei bisogni del popolo?” … al Re Luigi XI, a lui inviato da Papa Sisto IV – al quale chiede e ottiene l’approvazione della nuova Regola – per salvar le sorti del Cristianesimo e dell’Europa tutta, Francesco ricorda che “il perdono di Dio è sicuro. È il pentimento che dev’essere altrettanto sicuro”.
Avvolto da musiche e pungenti e ben individuate immagini che, scorrendo in cima a quella scala bianca, lasciano intuire che fine unico nostro è l’incontro con Dio e che l’insegnamento di un Santo, e quindi del Vangelo, non è datato ma attuale in ogni istante di ogni epoca, lo spettatore viene investito da un’esplosione di luci, coincidente con la morte terrena del Santo, la cui parabola vitale è stata abbeverata da quella … “sete che sempre m’ha accompagnato: vedere la Chiesa ringiovanita…”.
Cala la tela, e sullo smartphone lo spettatore digita una frase-chiave, rubata al libretto scenico: “a chi ama Dio, tutto è possibile”. Lo fu per San Francesco, che con la forza della fede trasformò anche il mantello in vascello, attraversando le acque dello Stretto; lo sarà anche per noi se, con ferma fede, ci lasceremo trasportare dalle dolci acque che sgorgano da quella fontana comunemente detta Vangelo!

Antonio Marino

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