Uomo, sacerdote e profeta: don Italo è già santo per la sua gente

La messa in suffragio a don Italo Calabrò a Reggio CalabriaL'annuncio di Morosini: “inizieremo i passi necessari per il riconoscimento delle virtù eroiche”
“È mia intenzione iniziare quei passi necessari perché si possa compiere il primo atto ufficiale presso la Santa Sede per iniziare in diocesi il processo per il riconoscimento eroico delle virtù di don Italo Calabrò…”
Sono le ore 19,15 di martedì 16 giugno 2015 quando, accolte da un fragoroso, emozionato, grato, applauso, le parole pronunciate da Padre Giuseppe Fiorini Morosini rimbombano nelle menti di laici e presbiteri, facendo sorridere i cuori di quanti hanno conosciuto la tenerezza di Dio attraverso la carezza di don Italo.


E, prosegue l’Arcivescovo, “nella storia, questa nostra Celebrazione Eucaristica, nel venticinquesimo anniversario della morte di don Calabrò, rimarrà come il primo atto di un cammino che un giorno, se Dio vorrà, ci farà vedere quella luce di santità, già accesa, già a noi conosciuta, ma che la Chiesa riconoscerà universalmente santa…”
È gremita la Basilica Cattedrale; ci sono tanti di quegli uomini e di quelle donne che, negli anni Ottanta, resi dalla legge liberi dalle catene e dalle brutture dei manicomi vennero accolti da don Italo, la cui esistenza divenne accogliente capanna, familiare cucina e caldo letto…
All’omelia Padre Giuseppe esordisce sottolineando che “le odierne letture, stabilite dalla liturgia, ci aiutano a riflettere, a scoprire la figura di don Italo… Il Vangelo termina col solenne invito di Gesù: siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. Partiamo da questa esortazione per leggere adeguatamente e accogliere, dal punto di vista della tensione spirituale che sempre lo ha caratterizzato, la figura di don Italo. Lui è stato autentico alter Christus, si è conformato a Cristo Pastore, ha ricercato sempre la Santità. Ed accostandoci a don Italo non possiamo non partire dal suo essere prete e dalla voglia di far suo l’insegnamento del Signore ad essere perfetto, a raggiungere la Santità. Don Italo ha cercato di essere santo, non ha cercato di fare opere sociali… Ha cercato di essere santo e ha capito quale strada percorrere…”
Anche dinanzi a “particolari scelte o in determinati momenti – rimarca l’Arcivescovo – egli era sacerdote e da sacerdote agiva… Penso a quell’immagine che lo ritrae con la tonaca: ecco il sacerdote che parla e sa essere prete anche dove di solito il presbitero non è accettato… Don Italo riusciva a far penetrare la Parola di Dio anche dove c’era ostilità nei confronti della Chiesa…”
Quella di don Italo, evidenzia il Presule, “è una santità incarnata nella storia secondo la legge della Incarnazione del Verbo: una santità che si radica negli eventi che vive e all’interno dei quali il missionario autentico porta, fa sperimentare, la grazia di Dio. La caratteristica della santità è l’Amore, che raggiunge l’apice nell’accoglienza del nemico… Ma l’Amore non è cedimento nei confronti dei grandi principi della fede ma … annuncio paziente! E don Italo dobbiamo leggerlo attraverso il duplice precetto dell’Amore, dove non c’è un primo e un secondo, dove il nostro amore verso il prossimo è la misura di quell’amore che noi porteremo a Dio”.
Don Italo, ricorda Mons. Morosini, “ha lottato anche contro la ‘ndrangheta. È stata la lotta del profeta, che ha parlato in nome di Dio, ha minacciato l’uomo, ma lo ha fatto sempre nell’ottica di San Paolo. Non riduciamo don Italo a bandiera dell’antimafia: cogliamo, anzi, guardandolo il comportamento che come cristiani e come Chiesa dobbiamo assumere contro la ‘ndrangheta… E non lasciamoci condizionare da chi desidererebbe che la Chiesa dicesse determinate cose, che la Chiesa non può e non deve dire: il profeta che minaccia lo fa sempre nell’ottica della Salvezza, della Misericordia…”
E chi, continua Padre Giuseppe, “segue il Vangelo sa che la missione di annunciare Giustizia e Misericordia è rischiosa, richiede pazienza. E la pazienza, legata alla Misericordia, solo apparentemente nega la giustizia… Non scordiamoci che anche don Italo ha trovato difficoltà, non è stato capito … ma è rimasto fedele, ha avuto pazienza”.
Speriamo, conclude l’Arcivescovo, “che l’avvio del processo di riconoscimento dell’eroicità delle sue virtù ci possa rivelare la bellezza di una santità che deve essere ordinaria, alla portata di tutti, anche nostra!”
La Solenne Concelebrazione Eucaristica prosegue serenamente.
Al termine, mentre le stelle cominciano a spuntare sulle strade della Reggio Città Metropolitana, sulle labbra di grandi e piccini riaffiorano le impegnative parole di francescana memoria … “o Signore, fa di me uno strumento…”
Impegnative … e sconvolgenti! Proprio come quell’indimenticabile sorriso di don Italo: un sorriso che, una volta posatosi nei tuoi occhi e sul tuo cuore, non ti lasciava più…
Perché, in fondo, altro non era se non il sorriso di Colui che … io sarò con voi fino alla fine del mondo!
Antonio Marino

Copyright © Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova 2019


Back to top

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, al solo fine di migliorare la navigazione. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per leggere l'informativa estesa clicca su Leggi l'informativa.