Cosa c'è dopo la vita? Cosa ne sarà del nostro corpo?

Il commento alla Parola della Domenica a cura di don Stefano Ripepi
Dopo aver descritto le agitazioni crescenti in cui vive l’umanità animata dall’invidia, un autore moderno ha affermato: «Per restaurare la loro efficienza, gli uomini sono tentati di moltiplicare le vittime innocenti, di uccidere i nemici della nazione o della classe, di annientare violentemente ciò che resta della religione o della famiglia, giudicate responsabili di tutte le “restaurazioni”, di predicare la morte e la follia come le sole realtà veramente “liberatrici”» (Girard).


Anche il Signore vuole rinnovare l’umanità e attraverso il profeta Malachia ci comunica questa intenzione, ci sarà un momento in cui questo avverrà, quel giorno sarà rovente come un forno, sarà fuoco che distrugge come paglia i superbi, tanto da non far rimanere né radice né germoglio, ma sole di giustizia per i «cultori del mio nome».
Gesù stesso parla di questo momento nel vangelo che ci propone la XXXIII domenica di questo anno liturgico. L’occasione è data da alcuni che parlano del tempio e delle sue belle pietre e dei doni votivi che lo adornano, ai loro occhi è il luogo, la casa dove Dio può venire, ma anche l’accoglienza e la risposta umana a questo venire. Gesù, pur rispettando la loro ammirazione, indica la fragilità di questo luogo, come ogni costruzione umana è destinata a passare per lasciare spazio a un nuovo luogo dove Dio stesso vuole incontrare l’umanità, il “luogo tempio” lascerà il posto al “corpo Gesù Cristo”. Gesù afferma che il luogo che l’uomo ha costruito verrà distrutto. Forse l’interrogativo più logico a questa affermazione sarebbe stato “perché?”.
Ma l’uomo, che vuole mantenere il “comodo” di un culto che dipende da lui, preferisce chiedere “quando?”. La risposta di Gesù non è legata al perché o al quando, ma si concentra sul “come”, che ha due implicazioni; da una parte diventa un segno per poter riconoscere il quando, infatti dalla sua modalità, cioè dai segni che avverranno sarà possibile sapere che il quando è vicino; ma legato a questo il come diventa un’indicazione precisa per prepararsi al quando, cosa l’uomo dovrà fare per farsi trovare pronto quando tutto questo avverrà. Il primo come sarà caratterizzato da un tentativo di inganno del maligno che si servirà di alcuni che mentiranno sull’identità e sul tempo. Ma sarà caratterizzato soprattutto da segni che in un primo momento porteranno sentimenti di paura, saranno, infatti, segni che metteranno in discussione tutte le certezze umane. Tutto quello che l’uomo ha cercato di costruire e fare crescere senza Dio si rivelerà inconsistente.
I discepoli di Gesù avranno un ulteriore segno, la persecuzione. In un primo momento quest’azione contraria metterà in pericolo la loro fede, la sequela stessa sarà messa in discussione, ogni rinuncia e ogni fatica sembrerà vana davanti alle forze del male che alcuni uomini eserciteranno pensando di fare giustizia all’umanità. In questa situazione nascerà la tentazione di dubitare perfino di Dio, di quel Dio che si è dichiarato sempre nostro custode e protettore. La situazione e la tentazione porterà un a domanda quasi istintiva: «Perché Dio non interviene?», «Dov’è?» Ma questo segno è anche l’occasione che il Signore dà ai suoi fedeli per rendere testimonianza, quello che all’inizio sembrerà il luogo e il tempo dell’abbondono di Dio, in seguito si rivelerà spazio e tempo dove ognuno avrà da Dio la possibilità di vincere il male, diventa il posto della possibilità per l’uomo di accogliere, attraverso la sua risposta libera, l’azione salvifica di Dio. I luoghi e le persone che nelle mani del maligno sono strumenti di male, nelle mani di Dio diventeranno strumenti di salvezza.
Una testimonianza che richiede perseveranza. Questo tipo di atteggiamento che viene richiesto non è la passività, subire nell’attesa che finisca tutto, anche perché quello che avverrà richiederà una forza e una reazione particolare che possono venire solo da Dio. Si avvererà quello che l’uomo teme di più, il tradimento, l’odio e la morte, e la cosa peggiore che in alcuni casi tutto questo verrà da parte delle persone più vicine, gli amici, i fratelli e gli stessi genitori. Davanti a tutto questo la perseveranza si esprimerà solo attraverso la lingua e la sapienza, una difesa fondata ed espressa solo sulla parola, un discorso che non va preparato, poiché non trova la sua origine nell’uomo e nelle sue capacità, ma in Dio poiché da lui viene la parola che richiede di essere accolta e annunciata.
Lì nello spazio e nel tempo che Dio ha preparato, una parola che esce da Dio e che trova nello spazio uomo la possibilità di realizzare quanto il Signore desidera. Una parola capace di vincere il male e la morte: «I vostri avversari non potranno resistere, né controbattere», una parola che se viene accolta e annunciata salava le nostre anime.

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