La storia di Nawal, l'angelo dei profughi

Presentazione del volume: Nawal l'angelo dei profughiA Reggio un incontro con Daniele Biella organizzato dalle Paoline
In questo periodo in cui, nelle nostre coste della Calabria e in particolare della Sicilia, migliaia di profughi arrivano e vengono soccorsi e accolti nei centri di prima accoglienza, in un contesto culturale europeo in cui la politica sta mostrando il suo lato peggiore, nel voler costruire muri che non permettano ai migranti di entrare e essere accolti nel paesi Europei, le Paoline che da sempre sono impegnate nella proposta di una cultura alternativa e all’insegna dell’accoglienza e dell’integrazione, hanno di recente pubblicato il testo: Nawal – L’angelo dei profughi scritto da Daniele Biella.


Una testimonianza di coraggio, di decisione a mettersi volontariamente a disposizione verso l’altro, che ha in questo caso il volto e gli occhi disperati delle migliaia di profughi che sbarcano in Sicilia.
Nawal è l’angelo dei siriani in fuga dalla guerra. Ventisette anni, di origini marocchine, è arrivata a Catania da piccola: da lì aiuta in modo volontario migliaia di migranti a sopravvivere al viaggio della disperazione nel Mediterraneo e a non cedere al racket degli “scafisti di terra”. Vive con il cellulare sempre all’orecchio. E a Catania, ma anche lungo tutto lo Stivale, col tempo molti si sono uniti a lei in quest’opera di soccorso e di sostegno.
Con alle spalle una vita di impegno civico e solidarietà, nonostante la giovane età, oggi è un punto di riferimento per quegli sfortunati e le loro famiglie, ma anche per le autorità che si occupano degli immigrati (sebbene non l’abbiano mai incontrata ufficialmente) e per molti media - locali, nazionali e internazionali – che, occupandosi degli sbarchi di profughi, la contattano, la intervistano, parlano di lei (ultimamente ne hanno parlato, tra gli altri, il Times, Al Jazeera, Repubblica, RaiTre).
Daniele Biella, sposato e padre di due figli, giornalista (fa parte del team della testata Vita), impegnato anche nell’educazione e nel sostegno di ragazzi in difficoltà, ce la fa conoscere più da vicino.
Il libro è arricchito dalla prefazione del cardinale Francesco Montenegro, vescovo di Agrigento, presidente della Fondazione Migrantes, che scrive: “Mentre a livello politico si discute o si cambiano strategie, la povera gente – tra cui potrebbero esserci mio padre, mia madre o mio fratello – continua a morire ed essere trattata in modo disumano prima della partenza, durante la traversata e, qualche volta, anche dopo l’arrivo. Nawal ha deciso di entrare in questa storia. Ha deciso di farlo con le capacità che si ritrova. Sa di non essere né un politico né la responsabile di una organizzazione non governativa. È una cittadina che ha deciso di stare dalla parte dell’uomo. Le è bastato dare il numero del cellulare a qualcuno per dare inizio a una storia lunghissima di salvataggi, di salvezza. Le pagine del libro raccontano non una storia romanzata ma una storia vera: una vicenda di solidarietà che nasce da una profonda compassione”.

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