Via Crucis Cittadina

Le meditazioni di Padre Giuseppe
Introduzione
La via crucis a Piazza Italia
Fratelli, iniziamo questa Via Crucis con la convinzione che essa dovrà essere per noi non la riflessione sulle nostre sconfitte, ma un cammino per ritrovare la speranza della rinascita per noi stessi e per la nostra città.
Non abbiamo davanti il mistero della morte, ma il seme della vita, perché la morte di Gesù il Padre l’ha gettata come seme nel terreno del cuore umano e della storia, perché ogni persona sia illuminata dalla Speranza che il male può essere sconfitto per sempre.

Il cammino della Croce non finisce nel Sepolcro chiuso, ma nella Pietra ribaltata, nel mistero del Risorto.
La via della croce apre la porta alla via della luce. Ma, se Cristo ha vinto la morte, Egli è il Salvatore del mondo e la sua Risurrezione ci dà la garanzia che anche noi - uniti a Lui – possiamo vincere il male dei nostri peccati, dei nostri problemi, delle difficoltà nostre e della città intera.
Incamminiamoci, allora, in compagnia della Madre, non con la morte nell’animo, ma con la speranza nel cuore. Affidiamoci a Lei, che, seguendo il Figlio sul cammino della Croce, diventa per Lui e per noi, in maniera unica, Madre della Consolazione. Gesù, Maria, aiutateci a camminare, aiutateci a sperare!

I Stazione: Gesù è condannato a morte
Gesù - con tutta la sua vita, la sua Parola, i suoi “segni” - è stato liquidato con un gesto di viltà: Pilato, pur convinto di aver a che fare con un innocente, se ne lava le mani e lo consegna ai Giudei perché venga crocifisso.
“Lavarsene le mani”: è proprio il contrario di chi vuol costruire speranza. Chi spera e spinge a sperare sa che deve coinvolgersi in prima persona e schierarsi in nome degli ideali, dei valori, delle scelte di vita. Dinanzi ai mali che ci assillano, nessun credente in Cristo può lavarsi le mani e lasciare che le cose vadano secondo un destino deciso da altri.
Fratelli, il presente e il futuro sono nelle nostre mani; la fede esige un’autentica conversione. Che comincia dal coraggio di compiere un esodo nella nostra stessa vita: l’esodo dal peccato alla grazia. Solo così potremo compiere un altro esodo - nelle vicende sociali, economiche, politiche, dove è in gioco il bene comune - quello che porta dall’indifferenza e dall’inerzia all’impegno, al coinvolgimento: quell’esodo che ci fa capire una cosa importante, decisiva: “che le mani non bisogna lavarsele, ma bisogna sporcarsele!”.
Quel condannato a morte che vogliamo seguire nel suo viaggio verso il Golgota è il Figlio di Dio, che si è fatto uomo per noi. Si è coinvolto, ha patito con noi, ha sperimentato la condizione umana, ha patito per noi: e così è diventato Egli stesso la speranza dell’uomo. Ci ha insegnato a coinvolgerci, a non rimanere a guardare dalla finestra, come spettatori indifferenti o giudici implacabili degli altri.
Signore aiutaci a convertirci, per poter essere anche protagonisti del nostro futuro.

II Stazione: Gesù prende la croce e si incammina verso il Calvario.
Gesù che sale con la croce verso il Calvario è l’immagine di tutti noi che saliamo i vari calvari della vita: sono tanti, alcune volte nascosti; ma tutti duri e difficili: la solitudine, la malattia, la disoccupazione, le difficoltà economiche, le famiglie disunite, i giovani non compresi, le violenze subite, le ingiustizie perpetrate ad ogni livello, questa nostra città, che sembra condannata alla sua fine. Su queste sofferenze sembra calare alcune volte il silenzio di Dio, e noi ci sentiamo smarriti e sembriamo camminare a vuoto.
Allora presentiamo il conto a Dio: il bene operato, le pratiche religiose osservate, il proprio dovere compiuto. Dio: perché ci tratti così? Ma Dio è qui, nel Figlio, e si accompagna ad ognuno di noi.
Anche lui potrebbe presentare il conto al Padre di tutto il bene fatto. Quante volte aveva dovuto controbattere ai suoi persecutori: per quali delle opere fatte mi volete condannare? Dinanzi al male e alla sofferenza che c’è in noi, ricordiamo - nella fede - che Dio permette il male, ma sa trarre da esso il bene.
Dio non ha voluto salvarci togliendoci il peso e la fatica della vita; ci salva camminando con noi, sostenendoci con l’esempio nella nostra fatica.
Fratelli, accettiamo anche noi di prendere con fede la nostra croce e di salire il nostro Calvario. Come ha fatto Gesù, che - pur gridando il suo dolore nella solitudine del Getsemani - non perde mai la fiducia nel Padre. Quando ci sentiamo particolarmente soli e stanchi, guardiamo a Lui, che sceglie di prendere la croce. Capiremo di non essere soli e che la nostra sofferenza ha sempre un significato e si apre al Bene infinito. A Dio! O Gesù, sostienici mentre saliamo il calvario della nostra vita!

III Stazione: Gesù cade per la prima volta.
Gesù cade per la pesantezza della croce e perché è un ormai privo di forze dopo lo strazio della flagellazione e della coronazione di spine.
La croce è il simbolo del peccato. Gesù cade sotto il peso del nostro peccato. La perdita delle sue forze è segno della perdita della coscienza del peccato. Con troppa leggerezza conviviamo con il peccato! Con l’espressione: che male c’è! noi vogliamo giustificare ogni nostra cattiva suggestione ed inclinazione. Nessuna regola, nessuna legge, nessuna remora… E la nostra vita e la nostra società sono cadute nell’abbrutimento totale, che prende i vari nomi di menzogne ed ipocrisie; di omicidi, stupri, violenze contro le donne e i bambini; di vita licenziosa di ogni genere; di mafiosità e illegalità di ogni tipo.
Anche la nostra città è stata deturpata e svilita. In essa la storia sembra tragicamente tornata indietro. Avremo la forza di rialzarci? Cristiani, che seguite questa via crucis, rialziamoci, perché siamo caduti troppo in basso nella nostra testimonianza pubblica del Vangelo! Coraggio, cristiani di Reggio! Coraggio, popolo di Reggio: rialzati e chiudi con il passato! Basta sperperi, basta litigi, basta accuse.
Rialziamoci tutti e diamoci speranza l’uno con l’altro con una testimonianza forte e viva del Vangelo e con impegno sincero per il bene comune. O Gesù, aiutaci a rialzarci dalla miseria nella quale siamo caduti!

IV Stazione: Gesù incontra la sua santissima Madre.
Maria incontra Gesù e, impotente dinanzi alla furia omicida che lo tormenta, può solo dirgli con gli occhi: coraggio ci sono io vicino a te!
In quel volto distrutto dal dolore, dove sono scomparse anche le lacrime, mi sembra di vedere il volto di ogni mamma che piange per i figli sbandati, schiavi della droga.
Giovani, volgete il vostro sguardo verso Maria e pensate alle vostre madri! Spacciatori di droghe e di morte, pianificatori di violenza criminale, guardate quel volto e pensate alle vostre madri e al volto di tutte le madri che piangono, per causa vostra, per la vita perduta dei loro figli: quella spirituale e quella materiale!
Che non ci siano più madri in lacrime, o Maria! Non ci siano più madri dinanzi alle case di recupero di tossicodipendenti; o davanti alle portinerie delle carceri; non più madri nei viali dei cimiteri a piangere giovani vite spezzate!
Sono bastate, o Maria, le tue lacrime di madre. Vergine della consolazione, consola tutte le madri che stanno percorrendo questa via crucis con il cuore spezzato dal dolore. Allarga con il tuo sorriso il loro cuore alla speranza, come hai fatto incontrando Gesù in quella dolorosissima Via Crucis a Gerusalemme.
O Maria, rivelati ancora per la tua Reggio come Madre della Consolazione!

V Stazione: Il Cireneo aiuta Gesù a portare la croce.
Bloccato dai soldati, che lo vedono forte e robusto, Simone di Cirene, deve aiutare Gesù a portare la croce. Non sappiamo se i soldati lo abbiano fatto per pietà nei confronti di Gesù o per timore che morisse e si perdesse parte dello spettacolo. Di fatto, però, il provvedimento fu certamente un gesto di pietà.
Come non ricordare in questo momento tutto il mondo del volontariato, così numeroso ed operante nella nostra Città e Diocesi? In questo mare di disperazione in cui sembra essere piombata la nostra Città, il volontariato è un segno forte di speranza che ci autorizza a guardare con ottimismo il futuro.
Confessiamo che spesso queste persone, che - senza essere costrette come il Cireneo - hanno liberamente scelto di aiutare gli altri a portare le varie croci della, vita sono lasciate sole tra mille problemi e difficoltà: risorse economiche, che non bastano mai, tagli negli aiuti che si susseguono ad ogni manovra economica, ritardi nel ricevere quanto dovuto, a fronte di leggi che diventano sempre più impossibili per la gestione delle strutture di solidarietà.
Eppure sono proprio questi volontari, con le loro strutture, che evitano che tante persone diventino “lo scarto dell’umanità”! Verso di loro si posi lo sguardo dolce e pieno di gratitudine del Signore, che può compiere un tratto di strada verso il Calvario con minore difficoltà.
Ma anche noi esprimiamo la nostra gratitudine e cerchiamo, per quanto possiamo, di collaborare con loro e non lasciarli soli. Gesù, ricompensa quanti operano per il bene degli ultimi e dei sofferenti!

VI Stazione La Veronica asciuga il volto a Gesù.
Una donna, forse una madre, noncurante dei soldati e della legge che vietava di accostarsi ad un condannato, corre per asciugare il volto di Gesù. Il volto esprime l’identità, i lineamenti che ci fanno riconoscere chi siamo e che sono legati al dono della vita.
Il volto sfigurato di Gesù, che la Veronica asciuga, ci richiama al dovere di ripulire la nostra identità cristiana, quella ricevuta al momento del santo Battesimo. Noi dovremmo essere sempre “trasparenza” del volto di Cristo; dovremmo essere riconosciuti a volo, a vista d’occhio - dalle nostre parole, dai nostri gesti, dalle nostre opere - di essere i seguaci di Gesù. E dovremmo gloriarci di questo nome.
Dinnanzi alle tentazioni del maligno dovremmo essere decisi nel dire: siamo cristiani! Certe cose non possiamo farle! Sono contro la nostra dignità ed identità! Eppure, quanti tra noi barattano la propria dignità e identità con altri volti, con altri battesimi. Non possiamo essere cristiani e ricevere poi l‘affiliazione alla ‘ndrangheta, o ad associazioni massoniche, o a qualsiasi altra associazione che non abbia i lineamenti del volto di Cristo.
Ripuliamo, fratelli miei, il nostro volto cristiano. Buttiamo giù l’eventuale maschera con la quale abbiamo coperto il nostro volto cristiano! Che esso torni a splendere su di noi con una degna condotta di vita: sarà, questo, un passo decisivo per dare speranza alla nostra città. Gesù, aiutaci a ripulire il nostro volto di cristiani e a gloriarci di questo nome!

VII Stazione: Gesù cade per la seconda volta.
Gesù, nonostante l’aiuto del Cireneo, cade per la seconda volta perché il peso della croce è terribile. Ma, lo spettacolo offerto alla gente di una condanna a morte non ammette alcuna eccezione: il condannato deve portare lui stesso lo strumento di morte. E Gesù deve rialzarsi e riprendere il cammino come Isacco che sale sul monte Moria portando sulle spalle la legna per l’olocausto.
Il rito! Le parate! Lo spettacolo! Quanto di cristiano c’è - mi domando - in tante manifestazioni religiose? Quanto di pagano conserviamo ancora in certe nostre tradizioni, che nulla hanno a che fare con la fede, soprattutto quando a questa fede non è per nulla incarnata della vita?
Rialziamoci miei cari fratelli! Il cristianesimo non è “spettacolo” che si ripete ad ogni ricorrenza; ma “vita” giocata nel nome di Gesù Cristo. Via ogni rituale scenario, vissuto per far vedere che siamo osservanti, ma nel cuore e nella mente abbiamo tutt’altro che il Vangelo.
È un invito per tutti, uomini di Chiesa e fedeli. È un impegno per tutti coloro che nella vita associata si fregiano del nome cristiano per ricevere consensi in campo politico ed economico.
Rialziamoci e riprendiamo un cammino di impegno e di fedeltà; sarà la nostra città ad avvalersene. Tornerà in essa la speranza della ripresa. Gesù, aiutaci ad essere coerenti e fedeli!

VIII Stazione: Gesù incontra le pie donne.
In questa tragedia di dolore e di morte, la pietà è tutta femminile. Alcune donne piangono vedendo Gesù, sfigurato e sfinito, barcollare sotto la croce. Piangono. Gesù però le invita a piangere su se stesse e sui loro figli. Drammatico e severo questo monito di Gesù! Quando si intaccano certi valori, è al futuro che bisogna guardare, quando ci si accorgerà dei danni irreparabili arrecati. È quanto ci insegna Gesù con questo monito, severo per noi oggi, che assistiamo ad attacchi continui contro i valori predicati dal Vangelo, soprattutto quelli riguardanti la famiglia.
Solo domani ci renderemo conto dei guai che avremo procurato alla società, se questi attacchi riuscissero a mettere in discussione i valori naturali della famiglia riconosciuti tali da che mondo é mondo.
Donne: madri, sorelle, figlie, difendete la famiglia! Proteggetela dagli attacchi che sta subendo in nome di ideologie, che non ci appartengono e sono contro natura. Tenetela salda e unita. Custoditene l’unità! Non permettete che entri in essa il germe della violenza e dell’illegalità.
Guardate lontano e abbiate anche il coraggio, nonostante il momento difficile che attraversiamo, di respingere il denaro e una tranquillità economica, se essi non dovessero provenire dall’onesta fatica del lavoro o da fonti legalmente e moralmente sicure. Perché, se il denaro dovesse avere il sapore di morte o di illegalità, ve lo grido: rifiutatelo!
A lungo andare ogni errore si paga e le lacrime saranno inutili. Per questo il Figlio di Dio chiede compassione non per Sè, ma per noi stessi e per il nostro futuro. Gesù, benedici le nostre famiglie, custodiscile salde e unite nell’amore!

IX Stazione: Gesù cade per la terza volta.
In questo tragico cammino verso il Calvario, la pietà cristiana pone una terza caduta di Gesù in prossimità ormai del luogo del supplizio, il Golgota. Gesù è ormai sfinito.
In questa caduta le forze sono finite e la stessa sua vita è ormai appesa ad un filo sottile. La morte è incombente. Il nostro pensiero vola in questo momento alla soppressione della vita e ad ogni violenza perpetrata su di essa, tanto più grave, quanto più essa è indifesa.
Guardando Gesù in queste condizioni e accogliendo gli insegnamenti costanti della nostra fede cattolica, ci accorgiamo come nella nostra società post-cristiana stiamo scivolando sempre più in basso nel mancato rispetto della vita, forse con il tacito consenso di quanti si dicono cristiani. Quante tradizioni oggi, Venerdì santo, sono tenute in piedi dalla pietà popolare nei nostri paesi. Tutti hanno al centro la Croce, Gesù morto, l’Addolorata. Ma esse - mi domando - esprimono l’orrore e il pianto della violenza sulla vita, che sembra non aver fine?
Quanta falsa pietà in queste croci che innalziamo al centro di cortei folklorici, mentre la vita umana è a terra e calpestata. Chi ha pietà per le vittime innocenti degli aborti, per gli anziani abbandonati, per le vite fragili soppresse con l’eutanasia, palese o nascosta, per le vittime della prostituzione, per i piccoli sottoposti ad abusi, per gli infelici utenti di pornografia, per le vittime del turismo sessuale, per i minori insidiati con le droghe? Anche la nostra città non è immune da tanti delitti.
Pietà, Signore Gesù, per tanto orrore! Fa rinascere in mezzo a noi la nostalgia del bene!

X Stazione: Gesù è spogliato.
Mettere a nudo un uomo è la vergogna più grande alla quale lo si può consegnare. Gesù subisce questa vergogna fisica: è denudato. Ma vive una vergogna più grande: la derisione e l’insulto: lui che portava dentro la verità di essere il Figlio di Dio fatto uomo, il Re dell’universo, il Messia e Signore della Storia, è umiliato ed insultato per questo durante tutte le fasi del processo e della passione, fin sotto la croce.
Lui è accusato di essere il bestemmiatore perché ha detto a Caifa di essere il figlio di Dio; è trattato crudelmente dai soldati come re da burla, perché ha detto di essere Re; è trattato con sarcasmo dallo scettico e pragmatico Pilato quando dice di essere portatore di verità; é deriso quando afferma che Abramo ha goduto di vedere il suo giorno; è dichiarato uomo fallito quando non accetta di scendere dalla croce per dimostrare di essere Dio.
In Lui, spogliato e denudato, c’è il simbolo di un’altra violenza, oggi fin troppo esercitata: quella della curiosità morbosa dei media, quando violano il sacrario della vita privata degli esseri umani, non per dovere di giusta informazione, ma per il gusto spietato di raccontare le cose più intime, e distruggere moralmente e civilmente il mal capitato di turno.
Quante famiglie hanno pianto suicidi dei propri cari messi alla gogna mediatica da gente senza scrupoli! Notizie infondate, approssimative, magari in parte vere, ma sicuramente inutili al fine di una corretta informazione: quanta violenza per una persona messa a nudo da altri.
O Gesù, pietà per tanto orrore. Aiutaci a fare entrare la moralità anche in scenari così delicati.

XI Stazione: Gesù è inchiodato sulla croce.
In quei chiodi che a Gesù trapassano mani e piedi e lo fissano immobile sulla croce credo sia giusto vedere anche le schiavitù, che umiliano la nostra libertà di persone chiamate a costruire con gli altri il bene comune.
Lottare per il bene comune è il primo grande segnale di speranza che possiamo dare alla nostra città. La Via Crucis è tutta una scuola ove si impara il significato delle parole di Gesù: “Non c’è amore più grande di colui che dona la vita per gli altri”.
Dare la vita per gli altri è la forma più grande di libertà che l’uomo possa esercitare. Bisogna, però, che ci liberiamo dai chiodi che limitano o addirittura distruggono tale libertà: i chiodi dell’egoismo, dell’interesse personale, del successo ad ogni costo, del benessere ottenuto con l’inganno e la violenza.
Il bene comune richiede disponibilità e sacrificio. Ma solo quando avremo cercato il nostro interesse nel contesto del bene comune, allora potremo godere di una felicità condivisa con gli altri, la quale, proprio perché condivisa, sarà più bella e duratura. La speranza per il futuro della nostra città ha bisogno di una grande scommessa da parte di tutti sul bene comune. Avremo il coraggio di pensare in questa ottica? Chi si prepara a gettarsi nell’agone del confronto politico, quanta dose di “lotta per bene comune” porta con sé? Sapremo tutti fare discernimento in tal senso? Solo così costruiremo speranza per la nostra Reggio.
Signore, educaci all’amore e alla ricerca del bene comune!

XII Stazione: Gesù muore sulla croce.
Dinanzi alla croce noi contempliamo uno scenario, tuttora aperto nella storia, su cui vengono espressi diversi giudizi su Gesù di Nazaret, l’uomo crocifisso, che i credenti annunciano risorto. C’è l’atteggiamento ironico di chi, come Pilato che scrive sulla croce il motivo della condanna, parla di questo avvenimento come di una esaltazione di un malato di mente, destinata a perdersi nella memoria dell’uomo. C’è la derisione di chi, sotto la croce, scrolla il capo dicendo: ”Ha salvato gli altri, ora non può salvare se stesso!”. Un Messaggio, il Suo, tutto parole e niente fatti.
C’è la sfida di chi identifica Dio con la potenza, per cui è impossibile che Dio si sia rivelato in quel Crocifisso, che non ha dato la prova di potenza, scendendo dalla croce e sconvolgendo così i piani di tutti. C’è la rassegnazione fiduciosa del buon ladrone, che si sente onorato di condividere con Gesù la stessa condanna. C’è la meraviglia, al limite della fede, di chi vede in lui un giusto votato alla causa della giustizia. C’è la condivisione dell’offerta al Padre da parte della Madre, Maria, che con il Figlio offre la sua vita per la salvezza del mondo.
E tu, che segui questa Via Crucis, da che parte stai? Chi è quel Crocifisso per te? Riesci a vedere nel Crocifisso colui che ti svela il senso della vita? Sei disposto a lottare - nel segno del sacrificio personale - per convertire la tua vita e ridonare speranza alla nostra Città? Sei capace di essere un dono per gli altri?
Gesù sulla croce non ha bisogno di “compassione emotiva”, ma di “compassione fattiva”, cioè di imitazione nel segno del dono della propria vita.
Gesù, educaci alla scuola della tua croce!

XIII Stazione: Gesù è deposto dalla Croce.
La pietà popolare al Venerdì santo ha voluto mettere al centro della sua attenzione Maria, quasi a vedere il mistero della morte di Gesù attraverso il dolore della madre, perché al culmine di quel mistero c’è Lei ad esprimere il dolore di tutta l’umanità, che raccoglie ai piedi della croce la speranza della vita e della salvezza.
Il popolo - nella spontaneità della sua fede - ha definito l’icona di Maria che accoglie in grembo il Figlio morto, come “la Pietà” per eccellenza.
Non possiamo non ricordare in questo momento le tanti madri che hanno accolto nel loro grembo i figli uccisi dalla violenza: le vittime dei delitti di mafia, le vittime della strada, le vittime della droga, le vittime suicide della disperazione. Basta o Maria, con questo dolore, che tu comprendi bene.
Miei cari fratelli, in questa solenne Via Crucis troneggia la statua dell’Addolorata che guarda lacrimante il Cristo morto. Proviamo un attimo, tutti, a fissare questa scena. Imprimiamola nella nostra mente. Che non si ripeta per le strade della nostra città! Lo chiedo in ginocchio a voi, fratelli che avete fatto un patto scellerato con la violenza. Basta delitti, basta intimidazioni, basta taglieggiamenti, basta con l’infame commercio di sostanze stupefacenti, basta con l’usura! La città vuole vivere in pace e serena.
Basta. Basta!
Noi ci affidiamo a te o Madre. Ci sentiamo accolti tra le tue braccia per continuare ad avere speranza che ciò possa accadere. E’ possibile, o Madre della consolazione? Chiedilo a Gesù per noi! Noi ci impegneremo a combattere per il bene.
Vederti, così, mentre guardi Gesù - nelle Sue fredde spoglie – ci ricorda che sei veramente per noi la Madre della consolazione.
O Gesù, per intercessione di Maria aiutaci a sperare in un futuro migliore!

XIV Stazione: Gesù è sepolto.
Quando la pietra rotola sull’ingresso del sepolcro, sembra tutto finito. E’ la disfatta totale. Ogni speranza è perduta.
Ognuno pensa di ritornare indietro, al punto di partenza, quando la speranza era affiorata nell’animo di tanti spiriti semplici alla notizia delle gesta di quel Nazareno, Gesù. Le ore trascorse tra il Sabato e il Primo giorno della Settimana, sono ore di decisioni tristi con il buio nell’animo per la perdita della speranza. Veramente non c’era più nulla da fare. Sperare nel bene era illusione.
I discepoli di Emmaus decidono di tornare al loro paese. Le donne pensano solo a ritornare al sepolcro per imbalsamare il Signore. Tommaso non crede nella notizia della risurrezione del Signore. Solo i sommi sacerdoti e i farisei ridono soddisfatti: è finita anche con questo pseudo-messia, uno dei tanti.
Eppure quella tomba non era il buio, che nasconde il dramma del disfacimento umano, ma un nuovo grembo dal quale sarebbe germogliata una nuova vita. Bisognava solo attendere. Solo Maria attende vigile e piena di speranza la risurrezione del suo Gesù. Non possiamo - per un attimo - non guardare angosciati alle migrazioni dei giovani, degli intelletti migliori, educati con i sacrifici di genitori della nostra terra.
È finita veramente per la nostra Calabria, per la nostra Reggio? Ci troviamo veramente dinnanzi ad un sepolcro di corruzione e di morte? Non possiamo, non vogliamo crederci!
O Maria, tienici stretti al tuo seno di madre e insegnaci a sperare, attendendo con pazienza, ma operosi, l’ Ora di Dio!

Conclusione
Gesù risorge da morte Abbiamo concluso questa Via Crucis con l’annuncio della risurrezione. In realtà tra poche ore la liturgia celebrerà la Pasqua del Signore. Noi abbiamo voluto percorrere questa Via Crucis come cammino incontro alla vita, e perciò incontro alla Speranza. E siamo qui a fare un atto di fede nella speranza che scaturisce dal mistero della morte e risurrezione del Signore e che i cristiani sono chiamati a testimoniare.
La speranza cristiana non è illusione di un futuro immaginario; non è una droga per non farci pensare; non è attesa passiva di un bene che piova dall’alto; non significa girare la testa dall’altro lato per non vedere.
La speranza cristiana è impegno e lotta per un bene la cui realizzazione richiede il sacrificio di tutti. Credere nella speranza significa per noi accettare che il mistero di morte e di risurrezione del Signore sia il metro che misuri la nostra azione e il nostro impegno.
Se il chicco di grano caduto in terra non muore non porta frutto. Questa è la legge della Pasqua, che il cristiano vive ed annuncia. Noi vogliamo dire sì a questa legge e vogliamo promettere al Signore di non tirarci indietro per la costruzione della speranza tra noi e nella nostra città.
L’augurio di Pasqua sia proprio questo: impegniamoci tutti, ciascuno per la propria parte, ad essere costruttori del futuro della nostra Città!

Copyright © Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova 2019


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