Nel Battesimo del Figlio Dio rivela la sua salvezza

battesimogesùLa Parola della Domenica a cura di don Stefano Ripepi
A volte ci capita di guardare la nostra società, la realtà concreta in cui viviamo, di scoprire una situazione che non ci piace, che ci mette in difficoltà, che ci fa soffrire, tentiamo di porre rimedio, ma comprendiamo che la soluzione non dipende solo da noi, ci fermiamo a cercare le cause che hanno portato a questa condizione, non sempre riusciamo a vedere i nostri errori il nostro peccato, ma sempre ci chiediamo: “Perché Dio permette questa situazione, se è buono perché non interviene?”.

Non potendo cambiare questa situazione ci mettiamo alla ricerca di un altro spazio, ragioniamo, ammettiamo l’esistenza di Dio, ma come se fosse sconosciuto, come se non avesse mai parlato o peggio ancora come se non si fosse mai incarnato. La parola di Dio e in particolare il Vangelo ci permettono di superare questa difficoltà, il nostro è un Dio che ha parlato e, come ci ricorda la lettera agli Ebrei, un Dio che parla: “Dio che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del suo Figlio”.
Un Dio che ha parlato per mezzo del profeta Isaia, ha parlato per dare a noi speranza attraverso la promessa del Messia. L’oracolo del profeta non descrive la figura di eroe guerriero ma quella del Messia servo pervaso dal soffio divino e capace di rivelare l’amore. La sua origine è in Dio che lo presenta come servo eletto in cui si compiace, per questo particolare sostegno e compiacimento l’inviato può portare i doni divini in modo di rispettare il più debole: “Non spezzerà la canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”. Il suo non è un tentativo che dipende più o meno dall’accoglienza della sua missione, la sua opera continuerà fino a quando non avrà stabilito il diritto sulla terra: “Non verrà meno e non si abbatterà”.
La missione descritta dal profeta Isaia è realizzata pienamente e concretamente da Gesù, l’evento del Battesimo ci indica non solo il punto di partenza, ma il riconoscimento di questo invio e la garanzia da parte di Dio Padre. Tutti gli evangelisti ci narrano questo episodio della vita di Gesù, ma solo Matteo pone un breve dialogo prima del racconto. Il Battista ha coscienza non solo dell’identità di Gesù: “colui che viene dopo di me e più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali”, ma anche della sua missione: “Io vi battezzo nell’acqua per la conversione, egli vi battezzerà in spirito santo e fuoco” (Cfr. Mt 3,11). Nel dialogo la coscienza che era stata rivelata alla folla viene comunicata a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Giovanni conosce l’identità di Gesù e la sua missione e non riesce a coniugarla con l’intenzione di Gesù di farsi battezzare. La risposta di Gesù è in linea con la profezia e con la dinamica dell’incarnazione. Per non spezzare l’umanità peccatrice, per non spegnere l’umanità sofferente era necessario assumere la carne, e in quella carne si presenta davanti a Giovanni.
Nella prima parte della risposta, infatti, fa capire che il suo gesto è legato al momento in cui si pone, “lasca fare ora”; nella seconda parte ne spiega il motivo: “è conveniente per noi compiere ogni giustizia”. Il concetto di giustizia, presente anche nella profezia di Isaia, fa direttamente riferimento a Dio e alla sua volontà salvifica. La giustizia nella Bibbia non è certamente una categoria giuridica fissata da una volontà umana che Gesù deve realizzare, ma il luogo storico dove Dio attraverso il suo Figlio unigenito manifesta la sua bontà e il suo amore per gli uomini. Il Battesimo diventa l’evento in cui Dio rivela chiaramente agli uomini questa verità. L’azione divina su Gesù che si rivela subito dopo il Battesimo viene descritta dall’evangelista attraverso una visione e un’audizione, nel primo caso lo Spirito si rende visibile e scende su Gesù, nel secondo caso Dio Padre fa udire la sua voce e riconosce Gesù come Figlio diletto. In entrambi i casi sembra che Gesù sia l’“oggetto” dell’azione, ciò è reso evidente dalle due preposizioni usate, nella visione lo Spirito scende su di lui, nel vangelo di Giovanni lo steso Battista afferma che lo spirito rimane su di lui, anzi è proprio questo il segno di riconoscimento della sua divinità e della sua missione (cfr. Gv 1,32-34), nell’audizione Gesù è il luogo dove il Padre pone il suo compiacimento, la preposizione usata, in, indica infatti uno spazio. Attraverso l’evento del Battesimo viene manifestata l’identità e la missione di Gesù, l’unigenito Figlio del Padre non solo realizza sulla terra, tra gli uomini, la giustizia, ma la rende accessibile attraverso la sua persona. Sulla terra offre all’uomo la possibilità di uno “spazio” nuovo per incontrare Dio e conoscere sé stesso.

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