Zaccheo, uomo che cerca Gesù, il Signore che libera

Vangelo della Domenica: ZaccheoIl commento alla Parola della Domenica a cura di don Stefano Ripepi

«Dio ti vede!» chissà quante volte abbiamo usato questa espressione in modo sbagliato, pensando di suscitare un senso di timore. È vero che Dio ci guarda...ma soprattutto per aiutarci. Lo sguardo che Dio rivela nella storia della salvezza è uno sguardo di bontà. Di questa bontà ci parla l’autore del libro della Sapienza. Guardando la creazione esplode in un canto di ammirazione, la scopre, infatti, piccola e umile (goccia e polvere) ma nello stesso tempo buona. Questa bontà deriva da Dio, in Lui ha la sua origine ma anche la sua sussistenza, anzi la chiamata all’esistenza si prolunga come vocazione nella fedeltà: «Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza».

La bontà di Dio non permette alle cose di corrompersi, e per recuperare ogni cosa il Signore manifesta la sua misericordia e opera il suo perdono, perché attraverso la fede l’uomo abbia la possibilità di cogliere l’ammonizione. La bontà e la misericordia di Dio si possono cogliere nelle cose, ma si manifestano e si colgono pienamente nella storia, è in questa dimensione che Dio è entrato per cercare ciò che era perduto, poiché nell’uomo vivente si manifesta il Dio amante della vita. Di questa ricerca e di questo amore ci parla anche il brano evangelico di oggi. Dio si muove, il suo unico Figlio si è fatto uomo e attraversa le nostre strade, vie e sentieri in cui l’uomo pensa ai suoi interessi, organizza i suoi affari, rincorre i propri sogni e progetta la propria vita, strade in cui molte volte ci si perde. Manca la luce che guida i passi nel cammino. Ma nella sua strada s’intravede una scintilla che accende la ricerca nel cuore. Tu stesso, uomo, come Zaccheo, non sai ancora il motivo per cui vuoi vedere Gesù,hai potere e ricchezza, ma nonostante questo devi fare i conti con gli ostacoli che sono fuori di te, «a causa della folla», e che sono dentro di te, «era piccolo di statura». Ma quel desiderio non motivato, che ti ha spinto alla ricerca, è talmente forte che ti ha costretto a superare ogni ostacolo per poterlo vedere. Sai che il Signore passa di là e vuoi vederlo, ma ti nascondi dietro le foglie del tuo Sicomoro perché, è questa la verità, hai tanto desiderato vedere Gesù ma non sei pronto a fatti guardare da lui, hai paura che ti veda così come sei. Tutta la fatica che hai fatto per salire in alto viene annullata quando il Figlio dell’uomo passando ti vede e ti invita a scendere, poiché anche se tu sei corso avanti lui ti ha preceduto, è arrivato a te prima di te, e alzando lo sguardo ti vede così come sei: «Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Caro Zaccheo tu ci fai capire che la richiesta di Gesù è talmente grande e importante per te che non hai avuto il tempo di chiederti perché lui vuole venire a casa tua, ma puoi solo gustare la gioia dell’accoglienza. Ma in questa storia di occhi che «cercano di vedere», che «si alzano per guardare», non possono mancare occhi che «vedendo» non riescono a comprendere e spingono la bocca a mormorare. Non mormorano perché Zaccheo è un pubblicano, a quello ci sono abituati, ma perché Gesù è andato ad alloggiare da un peccatore. Ciò stupisce, disturba perché quello che non riusciamo a capire è proprio questo: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, poiché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2 Cor 5, 21). Zaccheo coglie l’opportunità che gli viene data da Gesù, una possibilità data da una presenza silenziosa. Gesù, infatti, non accusa, non rimprovera Zaccheo del suo stato, ma neppure nega o difende il suo comportamento, nel suo silenzio lascia lo spazio di libertà alla coscienza di Zaccheo, che non si converte perché ha preso coscienza del suo peccato, ma perché Gesù è stato accusato, giudicato a causa del suo peccato, se il Figlio di Dio ha messo in discussione la sua credibilità per un pubblicano, egli stesso ora si sente «costretto» a ricambiare la fiducia, non vuole offrire quello che è ma quello che vuole diventare, offre ai poveri i suoi averi e a Gesù la sua conversione. La gioia dell’accoglienza è fondamentale ma il suo tempo è limitato, necessariamente deve lasciare lo spazio a un’altra gioia. Dopo aver pronunciato le parole di conversione Zaccheo ha aperto il suo cuore a Gesù: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che si era perduto». Ora possiamo comprendere, attraverso questo ricco pubblicano, le parole di Gesù nel libro dell’Apocalisse: «Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20).

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